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Si avvicinano i primi esami per le matricole. I consigli dei professori Alfano, Perrone e Bianchi del Corso di Laurea in Lettere Moderne

Letteratura Italiana 1: "Ciò che conta è entrare in rapporto concreto con i testi"

 News pubblicata il 21/12/2021
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Gennaio, primo mese dell’anno, è il tempo dei buoni propositi. Dell’augurio che i 365 giorni a venire siano migliori dei precedenti. Speranze generiche, luoghi comuni. Di sicuro, tra i banchi universitari, a scandire il tempo di quei 30 giorni a partire dai quali tutto si dipana e continua sono gli esami. Momenti febbrili costellati da ansie, dubbi e ripetizioni forsennate. C’è una prima volta anche in questo: ai neo iscritti di Lettere Moderne toccheranno tali sensazioni, come pure le soddisfazioni, a partire dal prossimo gennaio. Ad aspettarli, due insegnamenti cardine di 12 crediti formativi: Letteratura italiana 1 e Storia della Lingua italiana. Basi fondamentali per poter imbastire un percorso strutturato in vista della laurea. A poco più di un mese dagli appelli, quali sono i possibili punti di inciampo dei rispettivi programmi? E di contro, per i ragazzi, quali parti stanno risultando più ostiche? Sulle pagine di Ateneapoli, rompendo la dimensione frontale, studenti e professori si confrontano a distanza; con questi ultimi pronti a fornire qualche consiglio utile per districarsi al meglio tra la fitta rete dei possibili pericoli dell’italiano e dei suoi testi classici. A prendere idealmente per mano gli studenti, per quanto riguarda il primo dei due esami - che tratta della Storia della letteratura italiana dalle origini al Cinquecento più la lettura integrale di alcuni classici - sono i professori Giancarlo Alfano e Antonio Perrone (entrambi titolari della cattedra per l’intervallo alfabetico D-K). “Partendo dal presupposto che la struttura del corso si basa sulle linee guida fornite dall’associazione degli italianisti, noi dobbiamo rispondere a due esigenze – spiega il prof. Alfano – Una è stabilire la continuità con gli studi scolastici, trattando dell’orizzonte storico-letterario. Secondo, e questo è il passaggio qualitativo specificamente universitario, leggere per intero alcuni testi, che consentono di avere una conoscenza diretta della materia, non più filtrata dalle antologie”. E proprio su questo verte il consiglio del docente: “Non si può studiare tutto nelle ultime due settimane. Io consiglio di iniziare a prendere confidenza con i classici già a metà ottobre. Un’opera come il Decameron necessita di un tempo di sedimentazione. Non chiediamo l’analisi specifica di ogni brano e soprattutto non bisogna essere ossessionati dalla completezza. Ciò che conta è entrare in rapporto concreto con i testi, saperli inquadrare storicamente, stilisticamente”. D’accordo pure il prof. Perrone, che pone l’accento sulla contestualizzazione storica e geografica. “Occupandomi io di Umanesimo  e Rinascimento (seconda parte del corso, della prima invece Alfano, ndr) devono avere ben chiari quali fossero i centri di potere e in quali secoli essi agissero. Questo li aiuterà a capire la natura del prodotto letterario. Poi è chiaro, serve una corretta comprensione ed esposizione del testo, mi riferisco soprattutto alla parafrasi, perché è l’unico strumento che noi docenti abbiamo per agevolare la comprensione. Trovare soggetto e verbo in un testo complesso pieno di figure retoriche non è semplice”. 
“La metrica è fondamentale”
Terreno sdrucciolevole rischia di essere la metrica dei testi, che lo stesso Perrone, durante la lezione, cerca di trasmettere nel modo corretto chiamando a leggere dei passi, ad esempio dell’Orlando furioso: “Chi si iscrive a Lettere Moderne e Classiche spesso non ha quasi mai questa consapevolezza. Cosa possa essere un endecasillabo o un settenario. La metrica è fondamentale per l’intero percorso universitario”. Tocca poi alla prof.ssa Patricia Bianchi, docente di Storia della Lingua italiana (sempre per l’intervallo D-K), offrire un parere ‘amico’ per il suo esame, che tocca fonologia, morfologia, strutture sintattiche dell’italiano contemporaneo; nozioni di basi di dialettologia. “La mia è una vecchia ricetta con la quale non si sbaglia mai. Frequentare il più possibile le lezioni e attenersi ai libri indicati nel programma”. Ma la docente non si ferma qui, e tende la mano anche sul fronte emotivo. “Durante gli appelli sono tanti i fattori che giocano un ruolo per il conseguimento di un buon risultato. Noi cerchiamo di mettere a proprio agio i ragazzi, di abbassare la soglia d’ansia. È chiaro che viene richiesta una proprietà di linguaggio specifica per quella che è una disciplina scientifica. Non solo, il salto rispetto all’interrogazione scolastica sta anche nel saper riassumere argomenti decisamente vasti”. 
 
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