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Coinvolti i Dipartimenti di Agraria e di Farmacia

Rebus: il progetto interdisciplinare che porta le piante su Marte

Buoni risultati dai primi esperimenti su suoli che riproducono il terreno marziano. La prof.ssa De Pascale: "quando riusciremo a coltivare ovunque, creeremo città migliori"

 News pubblicata il 29/05/2020
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“Mi occupo di coltivare piante nello spazio perché il mio obiettivo è avere più spazio per le piante sulla Terra”. Nel film ‘The Martian’ l’astronauta interpretato da Matt Demon, lasciato su Marte dai compagni perché creduto morto, coltiva patate in condizioni estreme. Quella trama da fantascienza potrebbe presto diventare realtà. Merito di un lavoro interdisciplinare che coinvolge diverse forze della Federico II: i Dipartimenti di Agraria e di Farmacia, il Centro di ricerca interdipartimentale sulla ‘Earth Critical Zone’ per il supporto alla gestione del paesaggio e dell’agroambiente, il Laboratory of Crop research for Space. Si chiama Rebus il progetto che ha il compito di stabilire come coltivare su Marte utilizzando risorse disponibili sul nostro pianeta. Responsabile scientifico del progetto è la prof.ssa Stefania De Pascale, docente di Orticoltura e floricoltura al Dipartimento di Agraria della Federico II, che spiega: “gli studi della NASA e di altre agenzie internazionali hanno consentito di riprodurre le caratteristiche di un suolo marziano e lunare. Questi terreni si possono acquistare. Con il supporto del gruppo di Chimica del suolo e di Pedologia, stiamo lavorando per coltivarli, opportunamente modificati, arricchiti di sostanze organiche che consentono alle piante di crescere”. I primi risultati: “la regolite (il nome del suolo) si potrà utilizzare per coltivare. Sono temi interessanti indipendentemente dal contesto spaziale. Coltivare in un sistema chiuso, dimostrare che molti rifiuti possono essere trasformati in risorse, sono risultati importanti per il pianeta Terra. Nel momento in cui riusciremo a coltivare ovunque, creeremo città migliori”. Cosa mangeranno gli astronauti? “Per le colonie spaziali ci si sta orientando sulle colture classiche dell’alimentazione: cereali, frumento, grano tenero e grano duro, riso, patate e altre tuberose, le leguminose come la soia e specie ortive come insalate o pomodoro”. Uno studio dei prodotti condiviso con il gruppo di ricerca del Dipartimento di Farmacia coordinato dal prof. Alberto Ritieni: “abbiamo ragionato sui cibi che sappiamo essere salutisticamente utili. La situazione di un pianeta da colonizzare è stressante. Se un astronauta non avesse a disposizione piante ricche di sostanze positive, diventerebbe tutto più difficile”. L’appeal dello studio sui più giovani non manca. La prof.ssa De Pascale: “nell’ambito del programma Melissa (promosso dall’Agenzia Spaziale Italiana e dall’Agenzia Spaziale Europea al quale collabora il Dipartimento di Agraria) sono stati finanziati già tre dottorati di ricerca. Adesso abbiamo all’attivo un paio di dottorati industriali con aziende. C’è un grosso interesse. La partecipazione dei giovani è fondamentale, sono il futuro”. A proposito di futuro: “stiamo lavorando con La Sapienza a un microsatellite, che si chiama Green Cube, che porterà una coltivazione di micrortaggi nello spazio. Il lancio avverrà l’anno prossimo”.
 
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