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Cronaca di una giornata a Piazzale Tecchio con gli studenti

Si ritorna in aula ma "non è come prima"

 News pubblicata il 08/10/2021
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È mercoledì 29 settembre, di primo mattino, a Piazzale Tecchio. Le lezioni di Ingegneria sono ricominciate da pochi giorni e, in attesa che la sede apra i cancelli, i primi studenti iniziano a tirar fuori i cellulari e si preparano a mostrare la certificazione verde. “Il clima è abbastanza tranquillo – racconta Rosina De Rosa, Magistrale di Ingegneria Meccanica per la Progettazione e la Produzione – In aula siamo solo una decina ma, già di base, il mio non è un Corso numeroso”. Al mattino “il controllo del Green Pass viene effettuato all’ingresso, a campione, ma non il pomeriggio quando si entra piuttosto liberamente. Quello che, invece, non viene controllato da nessuno è la prenotazione dei posti in aula”. Dal 27 settembre, dunque, la vita ad  Ingegneria è ripresa: “Ma non è come prima, non c’è la solita vitalità di un tempo e il poter seguire anche a distanza ha fatto sì che in molti, soprattutto agli ultimi anni, abbiano deciso di restare a casa”. La DAD comunque “a mio parere ci ha agevolati rendendoci più produttivi. Io sono riuscita tranquillamente a laurearmi e sono passata alla Magistrale”, conclude salutando per raggiungere la lezione di Statistica per la tecnologia. È in attesa di sostenere l’esame di Gasdinamica Raffaele Zinco, terzo anno di Ingegneria Aerospaziale: “Sono a Piazzale Tecchio solo per l’esame, la mia sede di riferimento è San Giovanni - chiarisce - Le lezioni sono ricominciate da poco ma io, dovendo studiare per l’esame, ho seguito online”. La sua classe, dice, ha aspettative alte per il semestre appena iniziato e “soprattutto speriamo di rimanere in aula. Quest’anno abbiamo dei laboratori che non possono essere svolti che in presenza, sebbene a Fuorigrotta o a via Claudio perché a San Giovanni non c’è la possibilità – ma aggiunge – Nella sede di San Giovanni abbiamo un parcheggio grande e gratuito. Qui, invece, lasciare l’auto può diventare un problema”. In attesa che cominci la lezione, Salvatore Vigilante e il suo gruppo di amici chiacchierano all’aria aperta, nel giardino interno della sede, seduti su una panchina: “Stamattina sembra che ci siamo solo noi qui fuori. In realtà, per vedere qualche studente in più, bisogna aspettare metà mattina anche se non è come prima”. ‘Non è come prima’ sembra essere un leitmotiv ricorrente nei discorsi degli studenti e, del resto, Ingegneria è sempre stata una fucina di zaini, strumenti da disegno, computer e chiacchiere: “Prima del Covid, anche se non c’era lezione, si veniva comunque in sede per studiare. Adesso è diventato più complicato perché bisogna prenotare anche il posto in aula studio e poi non ci si può sedere troppo vicini”. Salvatore è al terzo anno di Ingegneria Chimica: “Seguiamo tutti i giorni tranne il giovedì, per sei o sette ore. In aula saremo un 60% della classe e, che io sappia, per il momento, chi vuole essere in presenza è riuscito a prenotarsi”. Poi prosegue: “Sono contento di essere tornato anche perché, dopo il primo semestre del primo anno, non avevo sostenuto in presenza nemmeno un esame”. La sede “non la ricordavo benissimo. Ma la trovo più pulita che in passato e mi sembra anche ci sia più attenzione ai bagni”. 
Partono le prime lezioni e, solo al secondo piano, comincia a vedersi un po’ di movimento. Complice anche la riorganizzazione degli orari che mira ad evitare gli assembramenti, i flussi di studenti a Piazzale Tecchio sembrano effettivamente diminuiti. Il terzo anno di Ingegneria Chimica è fuori all’aula D in attesa del docente. Nel gruppo ci sono Ciro e Michela: “Noi siamo tornati in presenza ogni qual volta ce ne hanno dato la possibilità – ricordano – Come anche i professori, speriamo che questa sia la volta buona. Però ci vorrebbe un pochino più di attenzione a certi dettagli”. I dispenser di gel igienizzante collocati all’esterno delle aule “non sempre sono pieni e a volte c’è del gel raggrumato inutilizzabile. Anche in bagno, talvolta, manca il sapone”. Con le prime pause dalle lezioni qualche studente si ferma sulle scale di emergenza per una boccata d’aria. “Siamo un’ottantina e ci siamo divisi equamente tra casa e l’aula che è abbastanza grande. Però è tornato a Napoli anche qualche amico dalla Calabria e da Roma che ha preso casa qui”. racconta Francesco Lanni, terzo anno di Ingegneria Meccanica. Il primo giorno “la lezione è stata annullata perché non riusciva il collegamento tra il computer dell’aula e casa e mancava l’audio. Dal secondo giorno, però, altri problemi non ne abbiamo avuti”. Al primo semestre “seguiamo Meccanica e Meccanica applicata alle macchine, due insegnamenti piuttosto pesanti da 12 crediti. Abbiamo avuto degli orari davvero ben organizzati, con le lezioni che ci occupano solo la mattina. Però siamo ancora un po’ frastornati e la sessione di esami autunnale non è finita”.
La mascherina, un incubo
Al 50%, intanto, si è riempita sia l’aula studio al piano terra che i banchetti in corridoio al primo e secondo piano. Stanno studiando in compagnia Rosa Ciotola, Magistrale di Ingegneria Edile, e le sue amiche: “Direi che la ripartenza c’è stata e non c’è niente che ci manchi. La nostra settimana è leggermente complicata perché, essendo al secondo anno di Magistrale, abbiamo un solo esame obbligatorio e tutti gli altri a scelta”. Questo “comporta continui spostamenti in aule e sedi diverse. Ma il problema più grande è la mascherina che è veramente insopportabile. In settimana, a via Claudio, finiamo alle 18.30 e non abbiamo aria condizionata. Usciamo dall’aula stravolti e senza fiato”. Abituate a trascorrere il loro tempo in università, “quasi dalle otto del mattino alle otto di sera, adesso le cose si sono complicate. Prenotare i posti in aula studio non sempre è fattibile, data la riduzione della capienza, e doverci confrontare stando attente a non avvicinarci troppo e non far calare la mascherina è stressante”. Isabella Rufino, terzo anno di Ingegneria Gestionale per la Logistica e la Produzione, ha lezione alle 12.30 ma è arrivata in sede con molto anticipo: “Avevo bisogno della segreteria, ma ci sono un po’ di persone in fila e ho rinunciato. Quando posso, comunque, vengo qualche ora prima per studiare qui o nei gazebo di via Claudio. In entrambe le sedi ho notato attenzione da parte dei collaboratori nell’evitare gli assembramenti”. 
Lezioni per 9 ore di fila
Il suo orario questo semestre è abbastanza pesante “perché su quattro giorni di lezione, due ci tengono impegnati fino alle 18.30 con tre corsi da tre ore per un totale di nove ore di lezione di fila, con solo uno stacco per la pausa pranzo”. Il rientro in presenza sembra averle fatto bene: “Ho scelto Ingegneria Gestionale anche su consiglio dei miei professori di scuola e non me ne pento. Ma ho avuto un brutto secondo anno – e si percepisce del rammarico nella sua voce – in cui non ho reso come avrei voluto”. Aver studiato a casa da sola, “forse anche per una questione di carattere, mi ha penalizzato e ora sento di dover recuperare tanto. Rispetto a chi si è iscritto l’anno scorso, io ho vissuto un semestre in più all’università, ma non basta”. Ci sono cose “che ancora non riesco ad afferrare sia a livello organizzativo che nella gestione dei rapporti con i docenti. Spero che quest’anno vada meglio”. In coda davanti all’aula Bobbio, c’è un gruppetto di studenti in abito scuro, cravatta e corona d’alloro imbustata. “Ebbene sì, oggi mi laureo in Ingegneria Informatica, Magistrale – esclama Marco Micillo – Purtroppo non ho ben capito come si svolgerà la seduta, né sono riuscito ad avere informazioni più dettagliate. Ci è stato solo detto che avremmo potuto avere tra i due e i quattro accompagnatori”. Non nasconde, però, la sua gioia: “Sono soddisfatto del mio percorso e non mi sento penalizzato dalla didattica a distanza; anzi, per certi esami è stato comodo”. Il tirocinio “l’ho svolto a distanza internamente all’università perché in quel periodo, tra gennaio e febbraio, le aziende non erano ancora molto orientate a far entrare tirocinanti. Adesso sono in contatto con un’azienda di Roma per iniziare un apprendistato di due anni”. 
 
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