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Iscritta a Lettere Moderne, ha vinto il Premio Campiello Giovani con 'Meduse'

Una studentessa scrittrice: Michela Panichi

 News pubblicata il 29/09/2020
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Dai banchi dell’università alla suggestiva Piazza San Marco a Venezia: Michela Panichi, studentessa napoletana iscritta al terzo anno di Lettere Moderne alla Federico II, il 5 settembre ha conquistato la vittoria alla 25esima edizione del Premio Campiello Giovani con il suo racconto Meduse.
20 anni, mamma napoletana e papà genovese, determinata, sensibile, molto timida, è così che lei si vede, amante della fotografia e, inutile specificarlo, appassionata di lettura e scrittura sin dalla più tenera età. “Il Campiello è stata un’esperienza enorme – racconta – In occasione della premiazione ho potuto incontrare editori, scrittori, appassionati di lettura, un sogno per me. Dalla giuria, poi, ho ricevuto tanti preziosi consigli. Molto intenso è stato l’incontro con Roberto Vecchioni, una persona dolcissima, davvero squisita!”. Meduse è ambientato ad Ischia, isola a lei molto cara, ed è un racconto di formazione il cui protagonista è un giovanissimo ragazzo, colto nel passaggio dai 12 ai 13 anni “nel momento in cui ci si affaccia all’adolescenza e comincia a cambiare il modo di vedere i genitori e di rapportarsi a loro. È sicuramente il miglior racconto che abbia scritto finora, nonché il primo ad avere un protagonista maschile”. Per l’ispirazione è stata fondamentale proprio una foto “che ritrae delle meduse spiaggiate a via Caracciolo. Da bambina ne vedevo un sacco sulla spiaggia di Ischia e ricordo che le rimettevo in mare nella speranza che potessero tornare a vivere”. 
I complimenti del prof. Massimilla
Teatro delle fatiche della giovane scrittrice è stato in gran parte proprio il chiostro di Porta di Massa, luogo che Michela ha sempre frequentato assiduamente. Il racconto ha preso forma tra marzo e aprile dello scorso anno, “che freddo che c’era! E io ero lì a scrivere. Abito molto vicino all’università e questo mi ha permesso di viverla davvero tanto. In questi mesi di lockdown ho provato una grande nostalgia, mi mancano l’aula studio e la vicinanza dei miei compagni. Dopo la vittoria sono stati carinissimi con me, anche se purtroppo non abbiamo ancora avuto modo di incontrarci. Una piacevolissima sorpresa, poi, è stata ricevere un’email con i complimenti del Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici, il prof. Edoardo Massimilla”.
In cameretta, Michela ha ancora tutti i libri che la mamma e la nonna le hanno regalato da bambina per incoraggiare la sua predisposizione alla lettura; naturale, quindi, che una delle scelte più importanti della sua vita, quella universitaria, la indirizzasse verso le lettere, “sebbene, a dire il vero, avessi pensato di iscrivermi a Psicologia. Avevo superato la selezione, ma, anche grazie ai consigli di mia madre, ho preferito seguire il mio amore per la letteratura e ho scelto Lettere Moderne”. Elsa Morante è, in assoluto, la sua scrittrice preferita “ma con i miei studi sto riscoprendo tantissimi autori italiani del Novecento che sembrano dimenticati. Gli insegnamenti di Letteratura Italiana, infatti, sono stati tra i miei preferiti e ricordo ancora con grande piacere il mio primo esame, con il professor Botti, che andò benissimo e che mi dette tanta soddisfazione”. Media oltre il 29, si può dire che, oltre ad essere una brava scrittrice, Michela sia anche un’eccellente studentessa. Ma ci sarà qualcosa che le riesce difficile? Lei sorride e scherza: “Faccio quello che mi piace in fondo. C’è un esame, comunque, che rimando da un po’, Letteratura Latina 1. Adoro la materia e mi appassiona tradurre, ma è un esame corposo. Oltretutto non so leggere bene la metrica e ho bisogno di un paio di mesi per prepararlo a dovere”. Anche in quanto a tecnologia se la cava bene, sfatando il mito che vuole gli umanisti imbranati quando lontani dalla loro disciplina: “Durante la chiusura ho seguito lezioni e dato esami online. Non abbiamo avuto nessun tipo di problema. Anzi, ho scoperto la comodità dell’uso del computer nello studio, sia per prendere appunti che per stilare schemi e sintesi una volta finito di leggere e sottolineare il testo, e adesso non posso più farne a meno”. 
“Sento che questa è la mia strada”
Scrittrice e studentessa allo stesso tempo, si può? “Concorrere al Campiello implica la partecipazione ad una serie di eventi che quest’anno sono saltati causa Covid. Quindi, finora sono riuscita a gestire tutto. Adesso la situazione sta un po’ cambiando e dovrò partecipare ad una serie di incontri. A fine settembre dovrei sostenere Storia Contemporanea, ma forse lo rimanderò perché, in questo momento, non sono molto concentrata sullo studio”. Anche per il futuro le idee sono piuttosto chiare: “Proseguirò con la Magistrale e probabilmente mi sposterò. Sto dando un’occhiata, ad esempio, al Corso di Italianistica a Bologna. Credo sia necessaria un’altra esperienza di studio e di vita. La vittoria al Campiello, poi, comporta anche la possibilità di un viaggio studio in un paese europeo. Per il momento non ho ancora notizie, ma mi piacerebbe andare in Francia. Amo questo paese e la sua lingua e sarebbe un modo per avvicinarmi alla lettura e alla poesia francesi”. Sicuramente “continuerò a scrivere. Ho cominciato alle superiori, quando mi dedicavo alla fanfiction. Ora ho nel cassetto un romanzo, ma sono ferma al terzo capitolo. Ho anche altri racconti e vorrei inserirli in una raccolta, insieme a Meduse, da pubblicare. Non sapevo dell’esistenza del Premio Campiello, l’ho scoperto casualmente leggendo una rivista letteraria. Ma sento che questa è la mia strada”. Da qui a qualche anno, inoltre, Michela spera di vedersi inserita “nel mondo dell’editoria. So che ci sono degli ottimi Master e intendo frequentarne uno. Vorrei che lettura, scrittura e commento e interpretazione dei testi si trasformassero in un lavoro”. Una carriera non facile e lei ne è consapevole. L’inserimento professionale per un laureato di area umanistica può non essere né veloce né immediatamente remunerativo: “È quello che ci diciamo tutti noi colleghi di corso. Eppure, come abbiamo avuto modo di osservare, le iscrizioni in questi anni sono aumentate. Il che vuol dire che, nonostante la selezione che ci attende una volta laureati sia durissima, ci sono sempre più persone disposte a mettersi in gioco per fare ciò per cui si sentono realmente motivate”.
 
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