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Fra' Diavolo a cura di Armando Carravetta


Gloriosa la sorte! Bella la fine?

 News pubblicata il 05/11/2015
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La difesa dell’università italiana, e con essa la “stabilità” della nazione, sarà affidata a cinquecento superprofessori, da reclutare brevi manu e da armare con un gruzzolo per le loro ricerche, cui si aggiungeranno mille nuovi ricercatori. Alcuni hanno pensato ai trecento armati al seguito di Pisacane nella sua spedizione antiborbonica tragicamente conclusa tra Sapri e Padula. La storia ricorda ancora la gloria dei trecento spartani che si sacrificarono alle Termopili per difendere il mondo ellenico dall’invasione persiana.
Si potrebbe pensare allora che mille e cinquecento posti di ruolo nei nostri atenei siano un bel numero, se in Grecia solo trecento uomini furono in grado di fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta.
Cosa faranno i cinquecento superprofessori che vuole il governo? Moriranno inutilmente, almeno metaforicamente, senza cambiare le sorti dell’università e della ricerca italiane? Sarà, invece, gloriosa la sorte e bella la fine, come cantò Simonide per gli eroi delle Termopili?
Chi ha a cuore la sorte dell’università e della ricerca in Italia farebbe bene a non farsi confondere dai titoli ad effetto dei quotidiani, dalle classifiche degli atenei più virtuosi tanto amate dai settimanali, o dai twitter dei nostri governanti.
I fatti dicono che negli ultimi cinque anni il definanziamento ha portato a perdere tra ricercatori e docenti qualcosa come 20000 posti di ruolo. Che, per effetto dei tagli economici, il diritto allo studio non è più garantito e con esso la mobilità sociale. Che, nonostante tutto, il sistema di ricerca italiano regge ancora, con una produttività tra le più elevate rispetto a quelle dei paesi industrializzati.
Spero di sbagliare, ma i millecinquecento nuovi posti proclamati dal governo non risolleveranno le sorti dei nostri Atenei, da tempo in una lenta agonia. Ancora più mortale sarebbe imporre l’ennesima riforma.
 Occorre al più presto un progetto di rilancio serio che metta università, ricerca e cultura al centro dell’agenda del governo. Un progetto che, restituendo dignità e risorse economiche, valorizzi i docenti e i ricercatori italiani da sempre impegnati a formare, e formare bene, intere generazioni di studenti.
Tutti noi faremmo bene a chiedere a gran voce questa inversione di rotta se teniamo davvero al progresso sociale ed economico del paese.
 



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