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Fra' Diavolo a cura di Armando Carravetta


Paranze e speranze nella Napoli del terzo millennio

 News pubblicata il 30/01/2018
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Di fronte ai recenti fatti di cronaca, che mostrano il dilagare di una criminalità che non conosce limiti di età e che sembra coinvolgere l'intero territorio della città metropolitana, si ascoltano dichiarazioni di taglio molto diverso da parte di esponenti della politica e della cultura napoletana. Allarmismo, riduzionismo, emulazione, richiami alla prevenzione, diktat sono gli elementi che emergono nelle interviste alla televisione e sui giornali. Le reazioni nell'agorà virtuale dei social sono dello stesso stampo.
L'impressione, tuttavia, è che si tratti di interpretazioni troppo limitative, mentre la questione sociale di cui si parla è molto più ampia e ha radici profonde. Napoli è una realtà di confine da troppi anni, è incastonata tra il nord e il sud dell'Italia, tra l'Europa e l'Africa, tra paesi economicamente sviluppati e terzo mondo, tra la pace e la guerra.
In estrema sintesi, diversi aspetti concorrono a determinare una sofferenza sociale altissima. Il primo di questi aspetti è avere trascurato negli ultimi vent'anni la questione meridionale. Il danno sociale nel mezzogiorno è stato altissimo perché questo è avvenuto proprio in concomitanza con la crisi economica globale.
Altro aspetto è stata l'assenza di interventi per arginare il degrado della classe politica in Campania. La nostra regione è stata considerata dai partiti politici un serbatoio di voti a cui attingere, indipendentemente dalla qualità dei referenti locali. A ciò si aggiunge il disimpegno della borghesia nella politica militante.
Un terzo aspetto ha interessato l'Italia intera ed è la delegittimazione di importanti figure professionali che agiscono sul territorio, come insegnanti, professori, giudici, forze dell'ordine. Si è spesso confusa la scarsa qualità di un singolo con quella dell'intera categoria di appartenenza. Anche la burocratizzazione dell'apparato statale e l'eccessivo controllo amministrativo hanno spesso mortificato gli sforzi dei migliori.
Non credo che, almeno in Campania, abbia avuto impatto in termini sociali la precarizzazione dei contratti di lavoro. In una terra contraddistinta dalla elevatissima disoccupazione giovanile e dal mito del posto statale, devo dire che si è trattato di una iniezione di liberalismo necessario.
Torniamo alle 'paranze'. In presenza di una elevatissima sofferenza sociale, per effetto degli aspetti appena richiamati sono diventati insufficienti gli argini che potevano frenare le spinte verso il degrado: la scuola, la chiesa, l'assistenza sociale, la giustizia, l'università, la buona politica, l'associazionismo. Sono questi argini che vanno rinforzati e che possono mantenere viva la speranza per il futuro e per il terzo millennio. Non c'e da aspettarsi risultati a breve termine, nè sono possibili i colpi di bacchetta magica proclamati da questo o quel politico. È una battaglia di trincea che va combattuta con il sostegno dell'Italia intera e dell'Europa, la guerra per il progresso si gioca proprio a Napoli, nella città che è stata culla della civiltà.
Per concludere, esistono proposte efficaci? Verrebbe da dire, dopo queste premesse, che se nessuna misura è efficace in se meglio sarebbe non intraprenderne alcuna! È vero il contrario. Occorre mettere in atto tutte le iniziative possibili nel breve per evitare che i fenomeni siano dilaganti, tenere ben separati i ruoli tra chi deve garantire l'ordine pubblico e chi deve promuovere l'immagine della città, ma essere consapevoli che il progresso sociale si ottiene con iniziative politiche di ampio respiro, che invertano le cause che hanno portato a queste estreme condizioni di degrado, spezzando, in primis, la palude dell'immobilismo.



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