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Fra' Diavolo a cura di Armando Carravetta


VQR si, VQR no. La terra dei cachi

 News pubblicata il 25/02/2016
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Anche il sottoscritto è stato contagiato dal festival di Sanremo e ha creato il titolo memore di una famosa canzone di Elio e le storie tese. Si perché l'università è alle prese con un suo tormentone, anche se di questo motivetto non parlano i giornali e nemmeno l'opinione pubblica.
VQR si, VQR no. Di cosa si tratta?
È una specie di censimento della qualità della ricerca italiana che andrebbe fatto ogni quattro anni. Ogni professore o ricercatore deve mostrare di aver pubblicato almeno due articoli su riviste di buona qualità, che siano stati apprezzati dalla comunità scientifica, cioè molto citati. Apparentemente si tratta di un fatto semplice, ma sulla immissione di questi prodotti è in corso un vero e proprio sciopero bianco.
VQR si, VQR no. Io come li scelgo?
Questo è un mistero degno di Harry Potter. Alcuni professoroni, i famosi baroni, si sono riuniti e hanno messo su una procedura unica al mondo, zeppa di tabelle, quartili, percentili e tanti altri ingredienti tutti degni di una maga Nocella del ventunesimo secolo. Districarsi tra i numeri e le tabelle è un'impresa, soprattutto perché le tabelle cambiano sempre e i criteri di valutazione sono arbitrari.
VQR si, VQR no. Ma io non ho soldi!
Peccato che tutti i colleghi abbiano le tasche piene di burocrazia, ma svuotate dai tagli operati dal governo sui loro stipendi, che non si sentano più in grado di fare una ricerca seria da quando per la ricerca il governo non mette più un euro, che sappiano di essere finiti nel sistema universitario meno finanziato del mondo industrializzato.
VQR si, VQR no. La terra dei cachi.
Molti docenti il pulsante per immettere i prodotti non lo premeranno perché hanno organizzato questo sciopero bianco. Altri, invece, hanno paura di essere penalizzati o di penalizzare chi lavora con loro e lasceranno la scelta dei prodotti all'ateneo, in una forma di protesta meno dura. Un gran numero, infine, non si sente coinvolto dalla mobilitazione. Nella terra dei cachi non tutti pensano alle future generazioni, al dovere che ha l'università di promuovere la cultura, il progresso economico e sociale, la libertà di pensiero, alla necessità chi ci lavora ha di difenderla.
Armando Carravetta



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