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IL PAESAGGIO AL CENTRO. Realtà e interpretazione

 News pubblicata il 09/10/2019
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Il DIARC, Università di Napoli Federico II, attraverso la ricerca della prof.ssa Isotta Cortesi, associato in Architettura del Paesaggio, promuove il 10 e il 11 Ottobre il I Convegno Internazionale sul paesaggio intitolato “Il paesaggio al centro. Realtà e interpretazione” aperto a studenti, esperti, professionisti e al mondo accademico.
Si è istituzionalizzato l’evento, organizzandolo con cadenza biennale. Il titolo principale del convegno “Il paesaggio al centro” viene approfondito con “Realtà e interpretazione”. Si intende promuovere la Città di Napoli come nel centro del Mediterraneo per la ricerca, nonché l’Ateneo Federico II, quale il promotore di questa iniziativa, iniziata nel 2017 col I Convegno “Il Paesaggio al Centro. Integrazione tra discipline”.
Il convegno vuole valorizzare l’interesse e la necessità nel contemporaneo di diversi saperi nell’ambito comune della progettazione e gestione del paesaggio; studi tra i quali diviene sempre più necessaria una condivisione di conoscenze e pratiche nell’ottica che solo l’impegno comune per il benessere dei cittadini e la cura degli ecosistemi, potrà avere esiti positivi e durevoli nel tempo. Il progetto di paesaggio elabora la necessaria congiunzione tra la dimensione dell’esperienza estetica (che va oltre l’apparenza delle forme), la dimensione scientifica (ecologica) e la responsabilità etica.
Agli esperti viene richiesto di ragionare all’interno di un perimetro, non univocamente definito ma in fase di costante elaborazione, proponendo strategie di trasformazione in relazione ai principi individuati e sanciti dalla Convenzione Europea del Paesaggio, nelle Conferenze internazionali sul Clima e quelle sul valore della Biodiversità.
Il convegno si svolge in due giornate durante le quali si svolgono lezioni magistrali tenute da figure di rilievo a livello internazionale (Mary Margaret Jones, Jana Crepon, Manuel Ruisanchez Bastegui, Elias Torres Tur, Anna Viader) e una dialogo strutturato in modo informale su cinque tavoli tematici (paesaggio, risorse, equita'; paesaggio, inquinamento, salute e bennessere; paesaggio, biodiversita', etica ambientale; paesaggio, interpretazione, esperienza estetica; paesaggio, capitale naturale e nozione di valore) ed infine una seduta conclusiva dove vi sarà una restituzione pubblica della giornata di lavori con interventi finali di ospiti internazionali.
I tavoli di dialogo sono strutturati in modo da favorire la transdisciplinarità degli ambiti di ricerca e in una condizione paritetica di ruoli dei partecipanti per amplificare la molteplicità degli sguardi sui temi della discussione.
I cinque tavoli di dialogo approfondiscono i seguenti argomenti:
PAESAGGIO, RISORSE, EQUITÀ
La dimensione del paesaggio in relazione alle risorse naturali è di rilevante interesse per le trasformazioni in cui il nostro presente incorre. La reperibilità delle risorse, la loro distribuzione, in alcuni casi l’appropriazione esclusiva viene discussa in relazione ai processi di accesso ed uso dei beni, ai conflitti generati, alle condizioni di povertà e ricchezza delle popolazioni, alle migrazioni, alla salubrità ambientale.
PAESAGGIO, INQUINAMENTO, SALUTE E BENNESERE
Gli scenari della trasformazione urbana si interrogano oggi sulla relazione tra la salute e il benessere delle popolazioni con i luoghi che abitiamo. Le attività dell’uomo, nelle ultime decadi, hanno posto esagerata fiducia nella crescita economica senza essere state capaci di valutare le conseguenze e i rischi ricaduti oggi sulle popolazioni e sugli ecosistemi.
PAESAGGIO, BIODIVERSITÀ, ETICA AMBIENTALE
La biodiversità con quella molteplicità di organismi e di specie viventi rende possibile la vita sulla terra e contribuisce al mantenimento e allo sviluppo economico e sociale delle persone e delle comunità umane nel breve e lungo periodo. L'etica ambientale applica il pensiero etico al mondo naturale e al rapporto tra l'uomo e la terra e gli altri esseri viventi.
PAESAGGIO, INTERPRETAZIONE, ESPERIENZA ESTETICA
La dimensione dell’esperienza estetica richiede uno scambio, un coinvolgimento percettivo tra i sensi e il mondo, questo coinvolge il tempo e la durata di quell’esperienza di conoscenza. L’estetica del progetto di paesaggio è qui intesa non come l’immagine della forma che osservo quanto piuttosto come la conoscenza dell’esperienza della forma: non è l’immagine in sé, ma è l’abilità di evocare il nostro sentire in relazione a ciò che la natura, nel processo di conoscenza, può innescare.
PAESAGGIO, CAPITALE NATURALE E NOZIONE DI VALORE
Il capitale naturale, ovvero l’insieme delle risorse naturali e dei servizi che svolgono per la nostra specie e per il pianeta, è un patrimonio definito, esauribile e insostituibile. Il suolo, l’aria, l’acqua, le innumerevoli specie vegetali e animali, le foreste e le aree protette sono il “capitale naturale” che attende l’attribuzione di un corretto valore che non è solo economico.
 
Il Convegno avrà luogo nella Chiesa dei SS. Demetrio e Bonifacio, Aula Magna di Architettura, ove sono allestiti i tavoli di dialogo nei quali intervengono esperti e docenti di atenei italiani (Napoli, Roma, Firenze, Milano, Venezia, Genova, Torino solo per citarne alcuni) e alcuni ospiti, riconosciuti a livello internazionale per la qualità della propria ricerca e l’incisività del proprio pensiero e appartenenti a diversi ambiti di formazione e saperi professionali.
Ciascun dibattito sarà moderato dalla figura di uno studioso di rilievo e sarà coordinata da un giovane ricercatore.
 
Le lezioni magistrali saranno tenute da progettisti di rilievo internazionale:
Mary Margaret JONES
Mary Margaret Jones è Senior Principal e Presidente di Hargreaves Associates, studio di architettura e progettazione del paesaggio di fama internazionale. Vive a New York e dirige i tre diversi studi professionali ubicati a San Francisco, Cambridge e Hargreaves Jones a New York. Lo studio di architettura del paesaggio ha ricevuto nel 2016 il Cooper Hewitt Smithsonian Museum National Design Award e il Rosa Barba International Landscape Prize. MMJones ha ricoperto il ruolo di progettista principale per progetti pluripremiati dei London Olympic Parklands, il restauro di Crissy Field a San Francisco, ora parco nazionale, e il Zaryadye Park a Mosca in Russia. MMJonesè stata in numerose giurie di concorsi progettuali e ha tenuto conferenze illustrative del lavoro professionale e del pensiero teorico dello studio Hargreaves in tutto il mondo. È Fellow e Direttore emerica del Board of Trustees dell'American Academy in Rome, è stata Visiting Critic presso la Harvard Graduate School of Design, Fellow dell'American Society of Landscape Architects e Vice President del Board of ODC Dance a San Francisco.
Jana Crepon
Jana Crepon è nata in Germania, ha studiato Architettura del Paesaggio presso l'Università Tecnica di Dresda. Ha completato la sua formazione accademica presso l'Edinburgh College of Art dove ha presso parte a tirocini in vari settori: è stata giardiniere ai giardini storici di Sanssouci vicino Berlino, ha mappato paesaggi da immagini aeree, ha ripristinato parchi storici e contribuito alla conservazione di riserve naturali collaborando con diversi uffici di architettura del paesaggio in Germania. Nel 1995 ha iniziato la sua carriera ad Amsterdam entrando a far parte del nuovo studio professionale DS Architetti del Paesaggio, vincendo il primo premio al concorso internazionale i due parchi della Potsdamer Platz a Berlino. Dopo 11 anni ha deciso di lavorare come project manager per Strootman (architetti del paesaggio) e nel 2007 ha iniziato a lavorare nello studio Inside Outside. Qui ha guidato il team di progettazione del paesaggio, lavorando su numerosi progetti paesaggistici a diverse scale -in Qatar, Cina, Taiwan, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Stati Uniti. In parallelo al suo lavoro di progettista, Jana è docente all'Accademia di Architettura di Amsterdam, dove insegna e supervisiona molteplici progetti di ricerca da diversi anni, essendo membro valutatore negli esami e giurie finali nonché del tutoraggio dei laureandi.
Manuel Ruisanchez Bastegui
Il lavoro di Manuel Ruisánchez ha due percorsi paralleli: la sfera professionale e quella accademica. Dal 1982 è membro del Dipartimento di pianificazione urbana e regionale dell'Università Politecnica della Catalogna, Docente di architettura e paesaggio presso la School of Architecture di Valencia dal 1991, Docente di Studi urbani dal 1991 e docente presso la School of Architecture di Barcellona Master paesaggistico dal 1991. È stato professore alla Washington University di Saint Louis (1994 e 1996) e anche alla Harvard University (2000). Dal 2007 è docente al Laboratorio di paesaggio allo IUAV di Venezia.
Nel 1997 ha fondato Ruisánchez Architects; ha vinto numerosi concorsi di progettazione architettonica e architettura del paesaggio. Alcuni degli esempi più recenti includono il Piano per "Eixample Nord" a Vilanova i La Geltrú, in collaborazione con Serra-Cartagena-Vives Architects; lavori di ristrutturazione del vecchio edificio Fabra i Coats come "Fabbrica della creatività culturale" a Sant Andreu, in collaborazione con BAMMP; il concorso per la nuova Caserma dei Pompieri del porto di Barcellona; e, in qualità di leader di un team multidisciplinare internazionale, il concorso per il progetto e la direzione lavori del Master Plan Seafront a Salerno. Le sue opere più importanti includono: la Biblioteca della Sagrada Familia a Barcellona, il Padiglione Mar Bella e la pista di atletica nel Villaggio Olimpico e il Parco del Poble Nou (in collaborazione con X. Vendrell); la caserma dei pompieri LLevant a Barcellona e il centro per anziani e asilo nido a Parets del Vallés. Il suo lavoro ha vinto numerosi premi tra cui il FAD Architecture per la Deltebre Riumar School di Tarragona nel 1997 (in collaborazione con X. Vendrell), il premio di costruzione della Catalogna per un condominio per giovani a Tvra de les Corts, Barcellona nel 1995, e il Catalonia Social Housing Prize per il le abitazioni sociali a Nova Trinitat nel 2008. Il suo lavoro è ampiamente pubblicato su riviste professionali, sia locali che internazionali.
Elias Torres Tur
Nasce a Ibiza nel 1944, diventa architetto presso la Escuela Tècnica Superior d’Arquitectura de Barcelona (ETSAB) nel 1968, ha lo Studio professionale con José Antonio Martínez Lapeña dal 1968 (Martínez Lapeña–Torres Arquitectos), consegue il Dottorato in Architettura presso la ETSAB nel 1993; ed è Professore di Progettazione, Disegno e Architettura del Paesaggio preso la ETSAB dal 1969 al 2014. Visiting Professor presso la University of California-Los Angeles. EE.UU, nel 1977, 1981 e 1984. Visiting Professor al GSD, Harvard University: Nel 1988 e 2002 / Kenzo Tange Visiting Professor nel 1995. Residente invitato presso la Accademia Spagnola di Roma nella primavera 1990. Thomas Jefferson Foundation Visiting Profesor, University of Virginia. Primavera 2008. Membro della giuria per l’Aga Khan Award for Architecture 2004 Premio Ramon Llull de la Comunitat Autònoma de les Illes Balears, 2008. Medaglia d'Oro del Consell Insular d’Eivissa, 2011
Anna Viader
Ana Viader Soler ha studiato architettura all'Escola Tècnica Superior d'Arquitectura di Barcellona e alla Technische Universität di Berlino. Nel 2004 ha fondato il suo ufficio per l'architettura, l'urbanistica e l'architettura del paesaggio.
La sua attività professionale è andata parallelamente all'insegnamento e alla ricerca in diverse università come Technische Universität Dresden, Leibniz Universität Hannover, Barcelona Institute of Architecture - BIArch, School of Architecture Bremen e Technische Universität Braunschweig. Il suo lavoro ha stato riconosciuto con numerosi premi in concorsi internazionali di architettura del paesaggio. Ha tenuto numerose conferenze ed è autrice di diverse pubblicazioni. È stata co-curatrice della mostra “Return of Landscape” presso l'Academie der Künste di Berlino, 2010.
Ana Viader Soler ha tenuto una borsa di studio presso la Deutsche Akademie Villa Massimo a Roma nel 2013. Dal 2016 è professore di Architettura del Paesaggio presso la Technische Universität di Dresda.
 
IL PAESAGGIO AL CENTRO: L’IMPORTANZA DELL’ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO
Ragionare oggi sul progetto dello spazio aperto, esprime risultati anche attraverso la disciplina dell’architettura del paesaggio che, in modo specifico, è capace di costruire relazioni tra spazi, tempi, luoghi, saperi e scienze ed è altresì capace di tessere relazioni tra le cose e tra le persone attraverso una dimensione temporale dello spazio.
Insegnare a progettare la città ricominciando dalla relazione col paesaggio e coi suoi elementi costitutivi è oggi possibile, anzi, è un’azione necessaria per ridare quella dignità, spesso assente, agli insediamenti cresciuti indistintamente ovunque nel paesaggio italiano.
La parcellizzazione dei suoli, in tutta la penisola, ha consentito la trasformazione del paesaggio periurbano in uno spazio frammentato che, sulla secolare struttura geometrica delle coltivazioni ha insediato, negli ultimi cinquant’anni, un’estensione di elementi incongrui dedicati alla piccola e media impresa. La situazione odierna dimostra che si è trattato di un’illusoria crescita economica che, al contrario, ha depauperato la cultura della cura dei luoghi esaurendo il paesaggio e reso il Paese più povero. Una trasformazione che è sfuggita alla pianificazione urbanistica o che, ancor peggio, da questa è stata legittimata con la complicità della gestione politica locale e nazionale, coadiuvata dalle leggi dello Stato che per facilitare la ripresa economica hanno legittimato il saccheggio dei suoli, svenduti dalle municipalità bisognose di risorse, in una condizione riproposta identica in tutto il Paese.
Abbiamo, dunque, l’occasione per discutere anche nelle scuole di Architettura, di una trasformazione, di un cambiamento possibile per il nostro paesaggio e per le nostre città.
Dobbiamo mutare i margini, le periferie, i luoghi frantumati, difficilmente connessi tra loro in un nuovo spazio della centralità e dell’integrazione, dove le parti si possano ricomporre in un progetto unitario, dove il progetto dello spazio aperto non sia più la risultante di azioni spontanee e sconnesse, ma divenga la struttura sovra-ordinata e progettata, contenente al suo interno le infrastrutture, le aree produttive agricole e industriali e quei sistemi naturali che tutto precedono e ancora in parte sopravvivono, e che possono generare il nuovo.
La cultura italiana dal dopoguerra in poi, per numerosi decenni, ha spesso perseguito un’idea di città, che non trovava affatto nella forma del vuoto il principio formativo quanto piuttosto immaginava la nuova città quale esito di una programmazione funzionale pensata per zone dove l’assieme era definito nei casi peggiori da una sommatoria di edifici e nei casi migliori dalla presenza di elementi primari espliciti nella loro evocazione monumentale. Una città dove la Pubblica Amministrazione è sempre arrivata tardi, sempre dopo la realizzazione degli insediamenti -spesso speculativi- di quartieri residenziali per definire dotazioni (generalmente esiti di standard quantitativi) e infrastrutture divenute necessarie, ma comunque preoccupandosi sempre più di acquisire e garantire le dotazioni minime quantitative piuttosto che promuovere la massima qualità del progetto dello spazio urbano.
Il progetto di architettura del paesaggio è il luogo dell’integrazione, ossia quello spazio dove avvengono scambi e vitali contaminazioni, questa è una condizione di vivace vitalità, proprio perché è di tutti e accoglie tutti è, quindi, per sua stessa natura un progetto aperto, fondato su una processualità open source, capace di negoziare il cambiamento; è il luogo dell’integrazione nel suo collocarsi tra la sfera pubblica e quella privata, tra la sfera individuale e quella collettiva.
Chi riconosce il progetto dello spazio aperto quale oggetto principale della propria ricerca sa, di conseguenza, che non è facile individuare precise linee di confine tematiche, ma è preferibile disporsi a riconoscere la trasversalità dei temi in un processo, specifico dell’architettura del paesaggio, che è anche di attraversamento delle scale di progetto.
Il progetto di paesaggio, oggi nel nostro paese, non solo deve garantire la qualità degli ecosistemi, la salute e il benessere collettivo, ma anche rinnovare e rifondare gli strumenti e le forme del progetto nella città odierna, ovunque ma soprattutto là dove i luoghi si mostrano degradati e distanti dalla vita quotidiana e dalle esigenze delle persone.
Il progetto dello spazio aperto è, costituzionalmente, programmaticamente aperto al cambiamento, accoglie la compresenza di elementi stabili che ne definiscono la struttura e quelli più variabili che si adattano alle diverse condizioni, esigenze ed aspirazioni della comunità nel tempo. Lo spazio aperto può essere e sempre più sarà il luogo produttivo che accoglie comportamenti inclusivi, ossia quello spazio destinato all’integrazione, integrazione dei saperi, delle discipline, delle funzioni, delle etnie e delle socialità. Il progetto di paesaggio rigenera e innova i luoghi e i suoli perduti per restituirli alla comunità con una dimensione positiva e ottimistica del nostro abitare lo spazio della terra. Così lo spazio pubblico “può diventare quell’elemento vitale capace di rigenerare le città, recuperare le terre perdute, inaccessibili e degradate, e ammorbidire la parte indurita ed incivile delle nostre città” appunto, lo spazio dell’integrazione.



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