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News L. Vanvitelli


Insegna Economia Industriale, è stata una delle quattro tenniste più forti d'Italia

Anna Laura Baraldi, una docente-tennista

 News pubblicata il 28/12/2021
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Di sport si sente parlare sempre molto. C’è chi ne è infastidito quando la mattina il notiziario gracchia le ultime notizie e chi invece fuori dei circoli e dei bar ne parla con enfasi, facendo sfoggio delle proprie competenze. C’è chi lo sport lo ama tutto, c’è chi segue solo il calcio e c’è chi non ne mastica per nulla ma è ben orgoglioso di parteggiare per la nazionale durante le grandi competizioni internazionali. Lo sport appartiene da millenni alla cultura che il genetista e antropologo Luigi Luca Cavalli Sforza definiva ‘universale’, che appartiene cioè a tutti (proprio tutti) gli esseri umani. Ma perché lo sport è così importante? Beh, stando a quanto premesso, è facile intuirlo, ma lo diciamo con le parole della prof.ssa Anna Laura Baraldi, docente di Economia industriale del Dipartimento di Economia che è stata tra le quattro migliori tenniste italiane: “lo sport è una forma di socialità e mette in relazione le persone a diversi livelli. In genere le amicizie che nascono in ambito sportivo sono destinate a durare per molto tempo, anche per sempre”, racconta. La docente, da poco tornata dal Torneo Nazionale Accademico organizzato dal Cus (Centro Universitario Sportivo) Torino, dove l’Unicampania si è posizionata al secondo posto con un team reclutato in appena venti giorni, ha mostrato una propensione per il tennis sin dalla più tenera età: “in ogni casa c’è sempre una racchetta – spiega Baraldi – e la mia non faceva eccezione. Passavo il mio tempo a far rimbalzare questa palla dovunque, facendo non di rado diversi danni. Così un giorno mio padre, che era un docente (dico era perché oggi è in pensione), disse: ‘beh, prima che distrugga completamente casa, sarà meglio iscriverti a tennis’, e così fu”.
La proposta: un campo di padel nel cortile del Dipartimento
Aveva dieci anni Anna Laura Baraldi, quando cominciò ad allenarsi a Santa Maria Capua Vetere e appena due anni dopo avrebbe partecipato alla prestigiosa Coppa Lambertenghi, competizione meneghina under 12 di un certo rilievo: “il mio allenatore, Domenico Santonastaso, chiamò come sparring partner (colui che lancia la palla all’allievo per farlo allenare) Umberto Rianna, oggi famoso per essere il coach di Matteo Berrettini. Fu in quel periodo che divenni una delle quattro tenniste più forti d’Italia, e facevo squadra con Susanna Attili, altra tennista molto forte, moglie di Francesco Cinà, allenatore a sua volta di Roberta Vinci”. Una vita di sacrificio quella di chi pratica sport a livello agonistico, e ancor di più per un tennista. Il tennis, infatti, “è uno sport individuale – riprende Baraldi – e come tale la prestazione del singolo deve essere eccellente”. Da qui si capisce l’esigenza di sessioni di allenamento sfiancanti: “mi allenavo dal lunedì al venerdì, due ore di ginnastica e due ore di gioco, cercando di coadiuvare lo sport con lo studio – racconta ancora la docente – La mia fortuna era quella di essere una ‘raccomandata’ in senso ironico. Tutti i professori infatti, compresa la preside, erano amici di mio padre e comprendevano le mie esigenze, ma a parte questo erano miei fans. Era molto bello”. Ma la prof.ssa Baraldi era ben cosciente che presto avrebbe dovuto fare una scelta, anche se non si aspettava che in un certo senso sarebbe stata obbligata. Al culmine della sua carriera, arrivata in alta seconda categoria, il dramma: “dovevo partire per gli Stati Uniti per un’importante competizione di Miami, l’Orange Bowl, che si tiene in gennaio. A dicembre, imprudentemente, andai a sciare a Roccaraso e feci un fuoripista. Mi sfracellai contro un albero e mi ruppi entrambe le gambe, la mia carriera era conclusa”, dice Baraldi con una nota di amarezza nella voce. “Beh – aggiunge poi – sul momento fu terribile, ma oggi, ad anni di distanza, so che alla fine avrei lasciato comunque il tennis per lo studio”. Dopo il liceo l’università, la titubanza di fronte a Ingegneria ed Economia, e poi la scelta a favore di quest’ultima. Il Master, il dottorato e dunque il concorso da professore associato. Gli impegni sono molti, ma Baraldi non ha mai rinunciato al tennis e, anzi, si è aggiunta una nuova passione, quella per il padel, che oggi sta conoscendo molta fortuna: “sono tutta rotta, letteralmente. Ho una spalla ricostruita, vari problemi muscolari, varie lesioni a entrambi i menischi e i crociati, ma al tennis non rinuncio. Seguo anche mio figlio, che ha nove anni ed è molto abile nel tennis, e gioco regolarmente. Ultimamente ho proposto di installare in uno dei cortili del Dipartimento di Economia un campo di padel, che è molto piccolo e di facile installazione. Questo perché può fornire agli studenti una possibilità di avvicinarsi allo sport e di impiegare il tempo in modo migliore”. Ecco forse qual è il senso dello sport, che ci perviene in modo indiretto attraverso le proposte di Baraldi: lo sport è fatto di bei momenti, di educazione alla competizione sana e fucina di relazioni umane; cosa c’è di meglio, dunque, che desiderare per gli altri quello che si è avuto per breve tempo e che ha pur significato in positivo la nostra vita? Ci sarà pure un perché, d’altra parte, se le Olimpiadi si tramandano da quasi tremila anni senza far mai venire meno l’entusiasmo per le prestazioni sportive. Perché lo sport è parte della cultura del mondo e, in un certo senso, ha contribuito a disegnarlo per come lo conosciamo oggi. 
 
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