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News L. Vanvitelli


Didattica a distanza, un bilancio dalle rappresentanze studentesche

"C'è chi segue le lezioni dal cellulare"

Bene i corsi in remoto ma non tutti possono permettersi webcam, tavolette grafiche e dispositivi vari

 News pubblicata il 28/05/2020
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Fabio Romano, rappresentante degli studenti, è iscritto al primo anno della Magistrale in Ingegneria Informatica. Che sia online o in presenza, Fabio è molto connesso con la vita universitaria del suo Ateneo. Studiare Ingegneria in remoto si può fare? “Diciamo che si può fare anche se non è un’esperienza ottimale per tutti - risponde Fabio - Consideriamo, ad esempio, gli studenti al primo anno e l’approccio alle discipline di base come la Matematica. Non è facile fare certe dimostrazioni con un pezzo di carta o inquadrando la lavagna con la telecamera. Capire certe cose a distanza può non essere immediato”. A proposito delle matricole, “una piccola parentesi. Credo che anche le selezioni per l’accesso a Ingegneria dovrebbero essere un po’ più stringenti in modo da privilegiare chi è davvero pronto e motivato. Entra senza OFA chi supera il TOLC con 15 punti su 50. La soglia dovrebbe essere più alta. Studiare Ingegneria è impegnativo, devi saper ragionare, devi saper impiegare la logica”. Intanto la didattica a distanza prosegue. Una buona proposta per il futuro, “che è quella condivisa un po’ da tutti, sarebbe continuare con un mix di lezioni frontali e lezioni online con Teams o con una piattaforma che consenta la condivisione di file multimediali, video, registrazioni”. Ma c’è un piccolo problema che Fabio identifica nella dotazione tecnologica degli studenti: “Webcam, tavolette grafiche, dispositivi vari. Oggi sono alla portata di tutti, è vero, ma magari non tutti possono permetterseli. Per l’esame di Controlli Automatici ho acquistato una tavoletta grafica del costo di 50 euro. È stata una mia scelta e ne ho avuto la possibilità, ma questo non è uguale per tutti. Attualmente sto studiando con un amico e collega. Lui ha un computer piuttosto datato e la connessione salta in continuazione”. Un altro esempio ancora: “Il docente di Misure elettroniche ci ha chiesto di utilizzare il cellulare per dimostrare che, durante l’esame, il candidato fosse solo nella stanza e svolgesse la prova correttamente. Intanto dovevamo usare il computer che doveva supportare Teams e un altro software che ci serviva per l’esame. Non tutti hanno strumentazioni abbastanza potenti. Mi chiedo se l’università non possa offrire un maggiore supporto in tal senso”. Ricalca i medesimi concetti, possibilità di una didattica mista e disponibilità della dotazione tecnologica, Adriano Manzella, consigliere degli studenti di Ateneo, studente al secondo anno della Magistrale di Filologia classica e moderna al Dipartimento di Lettere e Beni Culturali. “Le cose vanno bene. La didattica sta funzionando, seminari e convegni che avevamo in agenda sono stati svolti. Questo vale anche per gli esami. Chi frequenta corsi di area umanistica, poi, non ha nemmeno il problema degli esami scritti come chi studia una disciplina scientifica – spiega – Qualche deficit si è riscontrato solo laddove c’erano studenti che non avevano disponibilità di mezzi adeguati. Alcuni colleghi, ad esempio, stanno seguendo le lezioni attraverso il cellulare. Oppure c’è chi non ha una linea fissa abbastanza potente o stabile e quindi perde la connessione. Al prossimo Consiglio degli Studenti vorrei proporre di mantenere qualche corso a distanza che può andare a vantaggio dei fuorisede, dei lavoratori o di chi, per qualunque ragione, abbia difficoltà a trovarsi fisicamente in sede”. La vita universitaria scorre anche per gli studenti di Giurisprudenza come racconta Emanuel Pelosi, presidente del Consiglio degli Studenti della Vanvitelli, studente all’ultimo anno del Corso di Laurea in Giurisprudenza. Anche lui ha sostenuto alcuni esami online, “e la modalità non ha intaccato il rendimento, almeno per me, anche se si ha la sensazione di non riuscire ad avere un dialogo vero e proprio con il docente oltre lo schermo”, testimonia. Poi racconta del Laboratorio di Tecnica di Scrittura Giuridica: “Le lezioni erano cominciate prima delle chiusure e prevedevano la partecipazione di professionisti. Il tutto è passato subito online. Abbiamo portato a termine senza problemi anche la prova finale e la sua correzione”. Riporta un’esperienza positiva anche Ilaria Langellotti, rappresentante nel Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, membro del Consiglio degli Studenti di Ateneo: “Siamo stati fortunati a riprendere la vita universitaria subito dopo il lockdown. Le nostre richieste sono state accolte, come il rinvio del pagamento delle tasse. Poi abbiamo avuto una sessione di laurea straordinaria a giugno e una sessione aggiuntiva di esami a maggio”. Ilaria studia alla Magistrale in Psicologia dei processi cognitivi e neuroscienze: “Sto seguendo i corsi del semestre e mi trovo bene. L’unica differenza è appunto la mancanza della classe dal vivo, ma i professori cercano di sopperire e di mantenere alta l’interazione con gli studenti”. E studiare Medicina non in presenza si può? “Certo, la pratica è fondamentale nella crescita di uno studente di Medicina. I nostri docenti, però, sono riusciti a dare comunque un approccio pratico tramite le lezioni”, risponde Antonio Allegretto, consigliere degli studenti, sesto anno di Medicina. “I docenti fanno lezione anche dai reparti – prosegue – Ci presentano casi clinici, talvolta anche con l’utilizzo di manichini che permettono di avere un’esperienza che si avvicina molto a quella pratica. Chiaramente c’è chi ha bisogno dei laboratori e dei reparti”. E conclude: “Si dovrà tornare alla normalità nel modo e nei tempi giusti e si sta lavorando su questo”.
 
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