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News L. Vanvitelli


Una riflessione sulle migrazioni che ha visto impegnati docenti e studenti del Dipartimento

Festa dell'Europa a Scienze Politiche

 News pubblicata il 19/05/2016
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L’anniversario della storica dichiarazione di Schuman, che istituì nel 9 maggio 1950 una prima forma di comunità europea nell’acronimo CECA, è stata celebrata anche al Dipartimento di Scienze Politiche Jean Monnet della Seconda Università con il contributo degli studenti dei laboratori di lingua araba, francese e spagnola e del Collettivo Teatrale Universitario che ha portato in scena ‘Il Clandestino’ di Patrizio Ranieri Ciu. Una Festa dell’Europa che è stata innanzitutto un tripudio di culture e colori diversi e poi una riflessione sull’attuale ed urgente sfida delle migrazioni, sulle frontiere e i muri, mentali prima che territoriali, sul diritto d’asilo, sui confini all’interno della comunità europea, questo fazzoletto di terra che diventa sempre più piccolo e diviso e che fatica ad immaginarsi grande così come in principio era stato concepito. “Il senso di questo evento – spiega il prof. Aldo Amirante, docente di Diritto Internazionale e moderatore del dibattito – sta nell’affrontare dal punto di vista scientifico, filosofico, giuridico ed emotivo la coralità delle tematiche legate alla Giornata dell’Europa”. In un grave contesto di diffusa disaffezione dei cittadini nei confronti del progetto europeo e di una generale schizofrenia, generata dall’emergenza, di cui sono preda gli Stati membri dell’UE. Ad inaugurare la celebrazione un dialogo in lingua francese, una lettura ‘de un noèl musulman di Anne’ di Rosine Delbart, che ha posto l’accento sulle frontiere di tipo religioso. La bambina musulmana protagonista desidera essere come gli altri suoi coetanei cristiani, la sua è una richiesta rivolta al papà di superare il muro della religione, che non è più vista come strumento di dialogo e incontro, perché attraverso essa ci si può capire di più. Il padre, dal suo canto, percepisce una frontiera nell’essere musulmano rispetto ai cristiani ma è una frontiera dettata dalla paura della diversità. “La questione delle migrazioni e delle frontiere è davanti a noi ogni giorno – sottolinea il prof. Gianmaria Piccinelli, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche – in questo contesto l’Europa si mostra incapace di reagire all’innalzamento dei muri di ferro, di filo spinato, anche nel formulare idee e strategie per il futuro che sono fondamentali per tracciare una strada unica da percorrere”. Il problema è che le frontiere nella nostra era sono qualcosa di estremamente liquido, sono frontiere mobili. “Basti pensare all’esternalizzazione della gestione dei flussi migratori di cui sono due gli effetti – precisa il prof. Piccinelli – il primo, più immediato, è quello di tener fuori...
 
L'articolo continua sul nuovo numero di Ateneapoli in edicola (n. 8/2016)
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