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News L. Vanvitelli


La storia di un giovane e brillante specializzando in Cardiologia

 News pubblicata il 11/12/2018
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Medicina come missione, approfondimento personale, importanza della pratica: la vita di uno specializzando in Medicina è dura, la strada da percorrere lunga e piena di difficoltà, ma la possibilità di salvare delle vite con le proprie mani è impagabile. È quanto emerge dal racconto di Marco Di Maio, specializzando in Cardiologia della Vanvitelli. “Quando ero piccolo mia madre mi faceva vedere le videocassette della serie Esplorando il Corpo Umano. La medicina è sempre stata una mia passione, anche se al liceo non ero molto sicuro di voler intraprendere una strada lunga che ti permette di concretizzare il tutto dopo molti anni. Ma poi ho preso la mia decisione”. Laureato con lode nel luglio 2013 al campus di Salerno, è ora al quinto anno della Specializzazione in Cardiologia presso l’Ospedale Monaldi. “Diventare un medico non è semplice. C’è uno sbarramento per l’ingresso a Medicina, poi un altro sbarramento, dopo sei anni di studio, per entrare alla Specializzazione. In genere, meno della metà dei candidati riesce a superare il concorso e senza una Specializzazione non puoi lavorare in un ospedale pubblico. Ero un po’ indeciso sulla scelta di Cardiologia perché è un ambiente dove la competizione è alta, ma è un campo che mi ha sempre appassionato, soprattutto l’emodinamica. Quando l’ho cominciato, il percorso prevedeva cinque anni, poi ridotti a quattro. Ci è stata data la possibilità di scegliere se proseguire comunque con i cinque anni o ridurre a quattro e io ho deciso di mantenere i cinque anni. L’ho fatto per idealismo, per avere una formazione migliore”. 
“Ho pubblicato più di 25 lavori”
Quali sono le attività in cui è impegnato uno specializzando in Cardiologia? “Sono molto soddisfatto del mio percorso al Monaldi che può vantare delle eccellenze in vari settori della cardiologia. Durante la Specializzazione si pratica attività clinica, gli specializzandi sono seguiti da cardiologi senior. Si ruota nei vari reparti e si fa anche medicina d’urgenza e pronto soccorso. Poi ci sono dei corsi da seguire e a fine anno un esame che include una serie di materie”. E la ricerca? “A queste attività si affianca anche la ricerca per lo più clinica o di laboratorio. L’analisi dei dati sui pazienti che arrivano ci può permettere di arricchire le conoscenze scientifiche che ci sono già. Ho anche pubblicato più di venticinque lavori”. Nell’arco del percorso, inoltre, c’è l’opportunità di...
 
L'articolo continua sul nuovo numero di Ateneapoli in edicola dal 10 dicembre (n. 18-19/2018)
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