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News L. Vanvitelli


Una mattina in aulario con gli studenti di Lettere e Giurisprudenza

Un sollievo "tornare a vivere l'Università"

 News pubblicata il 22/10/2021
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È primo mattino, spira una brezza leggera. Nel parcheggio del Dipartimento di Lettere e Beni culturali, a Santa Maria Capua Vetere, le poche auto posteggiate anticipano ciò che di lì a poco sarà evidente all’interno della struttura. L’aulario di via Perla, che ospita anche gli studenti di Giurisprudenza, svetta tra gli alberi del cortile come sempre, ma all’interno le cose sono decisamente cambiate. Prima della pandemia, nugoli di giovani animavano l’androne susseguendosi alle macchinette del caffè, sostando in ogni dove senza timore. Oggi, invece, piccoli gruppi si muovono a passo cadenzato con una missione precisa: recarsi da un’aula all’altra per seguire i corsi, che sono iniziati da pochi giorni. Giusy D’Angelo è seduta all’esterno, su una panchina, con la mascherina calata sul viso. È al secondo anno di Lettere moderne e oggi deve seguire Linguistica generale con la prof.ssa Simona Valente, ed è contenta, perché almeno si trova in Dipartimento. Seguire da casa infatti, così come previsto dalla modalità mista, può comportare dei problemi: “innanzitutto non è la stessa cosa – racconta – a casa ci sono molte più distrazioni. Inoltre, si possono verificare dei problemi di connessione, come è accaduto la scorsa settimana durante il corso di Storia moderna in aula 1. Il docente non è riuscito a stabilire il collegamento e la lezione è stata sospesa”. Nessun ricordo di come fosse il Dipartimento prima, perché d’altra parte Giusy il primo anno lo ha frequentato interamente da casa. Quando le viene chiesto dei suoi progetti futuri, la voce le si addolcisce: “mi sono diplomata col massimo dei voti, andavo bene in ogni materia ed è stato difficile scegliere tra un percorso umanistico e uno scientifico, ma alla fine ho deciso di seguire la mia vocazione: l’insegnamento. Il massimo sarebbe insegnare nel mio liceo, ma chissà”. Un volo di piccioni, intanto, accompagna un capannello di studenti che entrano in Dipartimento. Ai lati, sui muri, su alcuni cartelloni col logo della Vanvitelli campeggiano le frasi “Puntiamo in alto” e “Siamo pronti per le sfide”, che ad oltre un anno dall’avvento della pandemia acquisiscono tutto un altro senso. Gli addetti alla portineria misurano la temperatura a chi entra e chiedono dove si desidera andare, poi lo indirizzano con gesti precisi. È evidente che conoscono quelle operazioni a menadito. Gli studenti che abbiamo seguito camminano celeri verso l’aula 1, vorrebbero fermarsi a parlare, ma la lezione comincerà a breve. In aula 2, invece, la lezione di Metodologia di Storia dell’arte non è ancora iniziata, così non è difficile trovare qualcuno con cui scambiare due chiacchiere. Nicole Lauri e Maria Grimaldi, che frequentano il primo e il secondo anno del Corso di Laurea Magistrale in Storia dell’arte, si mostrano ben disposte a parlare. Entrambe sono approdate al Dipartimento dopo la Triennale: Nicole viene da Fisciano e Maria da L’Orientale. Le mascherine non riescono a nascondere il loro entusiasmo. “Tornare a vivere l’Università è un sollievo, non c’è che dire – afferma Maria – Credo che la maggior parte degli studenti non abbia vissuto serenamente la pandemia, specialmente quelli di Storia dell’arte”. Nicole completa l’affermazione della collega: “l’opera d’arte necessita di essere visualizzata dal vivo, così come per i medici è necessaria la pratica in corsia. Durante la pandemia, ovviamente, non è stato possibile”. Il Dipartimento ha riaperto i battenti ma, sottolinea Nicole, “la normalità è ancora lontana. Sicuramente, però, siamo sulla buona strada. Da quel che ho potuto constatare, il Dipartimento è molto attento nell’osservazione delle disposizioni anti-contagio, e se lo stesso atteggiamento viene imitato a tutti i livelli, beh, non vedo perché non sperare in una ripresa totale”. Dall’aula escono gli studenti del turno precedente, e Nicole e Maria salutano gentilmente per poi infilare la porta e prendere posto tra le prime file di banchi. 
Che in Dipartimento si sia attenti alle disposizioni anti-contagio è evidentissimo: nel corso della mattinata siamo stati raggiunti più volte da alcuni addetti alla sicurezza, che hanno controllato il green-pass e domandato dove dovessimo andare. Uno di loro ci ha placcato persino sulle scale, mentre tentavamo di raggiungere il primo piano. Il Direttore di Dipartimento, il prof. Giulio Sodano, non aveva d’altra parte nascosto la sua intenzione di vigilare in modo serrato sul rispetto delle normative anti-Covid. L’aveva definita “una priorità assoluta”. Al primo piano c’è calma e solo un leggero brusio denuncia la presenza di qualcuno, da qualche parte nel grande spazio vuoto. Proviene dall’aula 3, dove il prof. Domenico Proietti,  neo Presidente del Corso di Laurea in Filologia classica e moderna, sta tenendo una lezione di Linguistica italiana. Gli studenti sono undici, distanziati perfettamente come i birilli su una pista da bowling. Una scena curiosa. Una porta, quella dell’aula 4, si spalanca all’improvviso alle nostre spalle, e qualche studente striscia fuori per la pausa dalla lezione di Glottologia della prof.ssa Valente. Luisa Plantieri si ferma a parlare con un’amica, mentre consuma una merendina. È al primo anno di Filologia moderna ed è sì contenta di aver finalmente ripreso in presenza, ma la didattica a distanza non le dispiaceva: “ho dato moltissimi esami da remoto, molti più di quanti ne abbia dati in presenza, perché riuscivo a concentrarmi meglio. Immagino che sia una questione personale”, dice. Inoltre in presenza bisogna fare i conti con le mascherine, che non sono decisamente una comodità. Il suo Corso, comunque, non è frequentato da molte persone, “perché alla Magistrale i numeri sono più ristretti”, spiega, e infatti nessuno segue da casa.
Il deserto in biblioteca e aula studio
Durante un tour al secondo piano, dove si trovano la biblioteca e l’aula studio, si dispiega davanti agli occhi uno scenario straniante. È il vuoto. Nessuna memoria delle risa, dei lazzi, dei gruppi di persone che un anno fa affollavano questi spazi. La porta dell’aula studio è aperta, ma dentro è il silenzio. Cartelli sui tavoli ammoniscono chi voglia sedersi, perché studiare lì non è ancora possibile. Passando dagli studi dei docenti incontriamo Filippo Falato, che è in attesa di ritirare un attestato per un seminario che ha frequentato nel 2019. Studia al primo anno della Magistrale in Archeologia e Storia dell’arte e al momento sta seguendo tre corsi: Archeologia della tarda antichità e dell’alto medioevo, Archeologia classica e Museologia. “Sono contento di essere tornato in Dipartimento, ma non mi sono state strette le restrizioni, perché credo sia necessario fare il possibile, anche quello che appare scomodo, per poter risolvere una situazione come quella che si è presentata con la pandemia”. Gli chiediamo se, da studente, non si senta beffato dal fatto che prossimamente i cinema potranno ospitare spettatori al massimo della loro capienza mentre le università sono ancorate a normative piuttosto severe: “la cosa non mi turba. Una cosa sono le università, un’altra sono i luoghi per l’intrattenimento. Dai primi forse ci si aspetta una maggiore serietà”. Poi viene chiamato e saluta.
Al piano terra un gruppo di neolaureati esulta di fronte al simbolo della Vanvitelli, mettendosi in posa per i fotografi. È un luccichio di flash. Tutti vogliono portarsi all’esterno per continuare i festeggiamenti. Emilia Ferrucci, anche se con poco entusiasmo, si ferma per qualche parola. Si è appena laureata alla Triennale in Lettere moderne. Poco prima aveva esclamato seccamente rivolta agli amici che portavano la mascherina: “Toglietevela per le foto!”, senza tradire una certa insofferenza. “È così – racconta – la pandemia per me è stata un dramma e le mascherine non le sopporto più. Sono contentissima di essere tornata in presenza, specialmente per un evento così importante come la seduta di laurea, che molti colleghi hanno dovuto sostenere a distanza”. Poi si allontana con gli amici, finalmente libera. Nei pressi della segreteria didattica Maria Rosaria Maisto e Miriam Di Caprio stanno aspettando di seguire Geografia umana. Entrambe al primo anno di Lettere moderne, hanno intrapreso questo percorso perché sognano di insegnare. I corsi che frequentano, oltre a quello per cui sono in attesa, sono tutti piuttosto affollati, dunque la didattica si svolge in modalità mista. “Il sistema dei colori, Restart, non viene rispettato – lamenta Maria Rosaria – Oggi, per esempio, il turno arancione doveva essere in presenza mentre molti stanno seguendo da casa; il turno azzurro, invece, doveva seguire da remoto, ma la maggior parte è in Dipartimento. Non credo sia corretto, e suppongo che i docenti dovrebbero stare più attenti sotto questo punto di vista”. Inoltre, aggiunge Miriam, “il più delle volte il green-pass non viene scansionato dagli addetti alla portineria, ma dai docenti. Questo viene fatto a campione, ma talvolta non viene proprio controllato”. 
A lezione 8 ore di fila
All’esterno dell’aulario incontriamo Francesca Compagnone, terzo anno di Giurisprudenza, in attesa di seguire Diritto Costituzionale. Per lei frequentare i corsi è molto piacevole, ma anche stancante, dato che di media segue dalle 10 alle 18: “credo che sarebbe molto utile istituire un servizio mensa, così da poter semplificare la vita degli studenti. So che non è semplice, ma per è all’università dalla mattina alla sera sarebbe un sollievo”. Sfiora la copertina del libro che poco prima stava leggendo, poi si appunta delicatamente la mascherina sul naso: “certo - sottolinea - l’importante per adesso è avere ripreso in presenza. Sono colpita dal modo in cui la struttura si è organizzata. Il distanziamento, così come le norme igienico-sanitarie, viene fatto rispettare a dovere. I bagni sono più puliti di quanto non fossero prima e indossare la mascherina è un problema superfluo, dal momento che gli impianti di aerazione funzionano bene”. Intanto un gruppo di studenti, tutti al primo anno di Giurisprudenza, prendono una pausa dalle lezioni di Diritto romano e tradizione romanistica. Essendo molto frequentato, il corso è stato diviso in tre cattedre, ognuna delle quali conta circa cinquanta studenti. Federica Papa afferisce a una di queste. Segue tre corsi per circa otto ore al giorno: “sono contenta che la fase acuta della pandemia sia passata, perché non avrei voluto cominciare il primo anno di università da remoto. È un sistema completamente diverso, al quale ancora mi devo abituare”. Così come deve abituarsi al pendolarismo: per  raggiungere l’università, “ogni mattina, devo partire di casa intorno alle 7”. Federica viene da Mondragone, ma tra le sue amiche c’è chi è di comuni più distanti da Santa Maria Capua Vetere: Casal Di Principe, Trentola Ducenta. Rientriamo. La porta di un’aula dell’ala di Giurisprudenza si apre, ne escono gli studenti che seguono Diritto penale, corso della durata di tre ore. Tutti hanno un’espressione stanca sul volto e nessuno ha voglia di parlare: “devo seguire per tre ore, sto prendendo giusto una pausa per il caffè”, dice un ragazzo scusandosi per non aver risposto alle nostre domande. Ma troviamo ben disposto Pietro D’Angelo, quinto anno di Giurisprudenza, che aspetta di seguire Procedura civile. Contentissimo di poter essere nuovamente in presenza, racconta: “seguire in remoto è stato complicato, specialmente perché a Teano, dove vivo, è difficilissimo trovare una buona connessione. Fortunatamente, seppure non al cento per cento, sono riuscito a seguire quando ho trovato un po’ di rete. Ma non c’è paragone, la didattica deve essere erogata in presenza”. Da rivedere ci sarebbe forse “il sistema Restart, perché per gli esami a scelta non ci si può prenotare, ma si deve contattare direttamente il Presidente di Corso di Laurea, nel mio caso la prof.ssa Maria Chiara Vitucci”. L’aulario per lui è più pulito di prima, i bagni splendono e le normative anti-contagio vengono fatte rispettare. Unico appunto: “forse si dovrebbero controllare un po’ di più i green-pass”. Giustifica così la sua posizione: nel suo corso ci sono alcuni no-vax convinti: “loro hanno deciso di non seguire, ma senza controllo del green-pass alcune persone non vaccinate potrebbero entrare in Dipartimento”. Anche secondo Pietro, che spesso resta in Dipartimento per pranzo, sarebbe un grande passo avanti istituire un punto mensa o, in alternativa, “qualche convenzione con bar o ristoranti”. 
Intanto è proprio l’ora di pranzo, il Dipartimento sembra ritirarsi di nuovo nel suo rasserenante torpore. L’androne si svuota, i neolaureati sono ormai lontani e accanto alle macchinette del caffè non c’è più nessuno. Tutto è in stand-by almeno fino al pomeriggio, quando lentamente, anche se non come prima, il Dipartimento si risveglierà. 
 
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