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L'esame incubo: dieci ore di attesa per sostenere Pedagogia scolastica

I chiarimenti della prof.ssa Maura Striano

 News pubblicata il 14/05/2020
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“Come è noto, le indicazioni governative e ministeriali relative alla fase 2 di contenimento dei rischi di contagio in conseguenza dell’epidemia Covid-19 non consentono al momento di svolgere lezioni ed esami in presenza”. È la premessa con cui si apre l’intervista alla prof.ssa Maura Striano, professore ordinario di Pedagogia e Storia della Pedagogia presso il Dipartimento di Studi Umanistici. Di conseguenza, anche la Scuola delle Scienze Umane e Sociali della Federico II ha avviato nelle ultime settimane una puntuale riflessione per la riorganizzazione delle prove, in cui rientrano gli esami del Percorso Formativo per i 24 crediti. Segue l’intervista alla docente, che chiarisce alcuni punti relativi alla modalità a distanza e all’attenta e complessa gestione che essa richiede in fase d’esame insieme alle criticità sorte in merito all’esame di Pedagogia scolastica dello scorso 6 maggio.
In che modo è strutturato generalmente l’esame di Pedagogia scolastica in presenza?
“Dato l’enorme numero di iscritti al PF24 - parliamo di migliaia di immatricolati - anche la prima prova in presenza, tenutasi il 18 febbraio nell’aulario di Monte Sant’Angelo, è stata effettuata utilizzando un test scritto composto da 15 domande a scelta multipla selezionate da un database. La differenza è che i candidati, dopo la procedura di identificazione, sono stati distribuiti in aule dove hanno svolto il test, tutti nello stesso orario e nella stessa giornata. Inoltre, il test è stato svolto in formato cartaceo e la correzione è avvenuta attraverso un dispositivo di scansione fornito da una ditta esterna. È evidente che la somministrazione e la raccolta dei test in cartaceo sarebbe stata impossibile data l’attuale situazione”.
Che tipo di modifiche sono state fatte per consentire agli studenti di sostenere l’esame da casa?
“Insieme ai colleghi si è pensato di proporre una situazione analoga all’esame in presenza consentendo ai candidati di sostenere il test in una sola giornata e nello stesso orario in modo da poter acquisire la certificazione PF24 in tempo per partecipare al concorso a cattedra, ma abbiamo dovuto utilizzare procedure differenti e molto più complesse. Al fine di garantire l’identificazione dei candidati in presenza, abbiamo acquisito tutti i nominativi e li abbiamo inseriti in una classroom Teams che fa parte della suite di Office in dotazione all’Ateneo. Abbiamo aperto più canali di identificazione, cercando di rispettare una tempistica che consentisse a chi era stato identificato di uscire dal canale così da dare accesso a un altro candidato, ma a volte ci sono state sovrapposizioni che hanno rallentato il processo. Non avevamo pensato a questa eventualità e mi scuso, anche a nome degli altri colleghi, se ci sono stati problemi”.
Dopo l’identificazione dei candidati, in che modo sono state poi riorganizzate le prove durante la giornata?
“Quando abbiamo avviato la prova su ESOL ci è stato segnalato che alcuni candidati registravano problemi di accesso alla piattaforma. Allora abbiamo scaglionato la sessione d’esame in una serie di micro-sessioni nel pomeriggio. Mi scuso per i disagi che ciò ha comportato, ma ci è sembrata la soluzione migliore, tanto è vero che alla fine della giornata 971 candidati hanno sostenuto e superato l’esame. Solo sei non l’hanno superato. Sono stata online tutta la giornata, dalle 8 di mattina alla sera, insieme ai miei colleghi. Abbiamo cercato di rispondere in tempo reale a diverse tipologie di quesiti, compatibilmente con l’alto numero dei contatti e con la necessità di gestire simultaneamente i processi su ESOL”.
L’utilizzo delle piattaforme telematiche a disposizione è in grado di reggere numeri così elevati di iscritti?
“Teams consente di gestire flussi di 250 persone alla volta. ESOL, che è la piattaforma istituzionale utilizzata per gli esami online, consente di gestire molte sedute d’esame simultaneamente. Fino a questo momento è stata usata per sostenere per lo più test online ma in sede, non da remoto. Da remoto sono stati somministrati moltissimi sondaggi, anche a grandi numeri: lo scorso anno abbiamo somministrato un questionario a circa 2000 corsisti del PF24. Inaspettatamente, tuttavia, ESOL ha dato una serie di problemi che non erano mai emersi in precedenza per cui per le prossime volte si penserà ad adoperarlo a scaglioni”.
Come mai non era avvenuta nei giorni precedenti l’esame una suddivisione dei prenotati? Erano state fatte delle simulazioni prima del 6 maggio?
“Perché non abbiamo voluto fare una differenza rispetto alla prova tenuta in presenza a suo tempo che si è svolta in una sola giornata. Non abbiamo fatto simulazioni delle videochiamate di identificazione in quanto nei giorni scorsi abbiamo avuto esperienza di esami orali online che prevedevano una procedura analoga. Abbiamo utilizzato quella come misura di riferimento.
Abbiamo invece fatto diverse simulazioni su ESOL a partire dal paniere di domande che avevamo preparato per verificare che fossero adeguatamente randomizzate e che la temporizzazione fosse regolare. Abbiamo deciso di non temporizzare la singola domanda ma l’intero test, dando un’ora a disposizione. Nel corso delle simulazioni non abbiamo avuto problemi di accesso alla piattaforma, ma probabilmente ci sono una serie di fattori che non abbiamo preso in considerazione: ad esempio, il tipo di connessione che si utilizza o se si accede alla piattaforma da tablet, pc o da cellulare. O ancora eventuali problemi di sovraccarico del server”.
In linea generale, quali criticità pone questo tipo di verifica a distanza?
“Una serie di criticità, sia per quanto riguarda gli esami orali, sia per quanto riguarda gli esami scritti. Per gli orali non è dato di sapere se lo studente sta consultando appunti o se qualcuno suggerisce le risposte alle domande e quindi bisogna porre domande molto articolate, farli ragionare, elaborare collegamenti. Quanto agli scritti, è difficile controllare cosa sta facendo lo studente mentre risponde al test o se gli studenti utilizzano ausili per rispondere alle domande. Per questo motivo, è necessario disporre di un ampio database di quesiti da proporre in forma randomizzata e temporizzare il test. L’incognita informatica subentra nel momento in cui, ad esempio, cade la connessione e quindi si perde il contatto con lo studente che sta sostenendo l’orale, o gli studenti perdono l’accesso alla piattaforma di erogazione dei test online. In questi casi, non si può verificare se il problema dipende dalla connessione, dal server o dal sistema. Poi ci sono problemi di hardware: la telecamera che si blocca, il microfono che non funziona, il pc che si imballa… È sempre un punto interrogativo”.
La necessità di possedere un account mail istituzionale per accedere alle piattaforme online - cosa che ha generato un po’ di confusione - è un limite di questi software?
“Non è un limite, è una garanzia di accesso ad un ambiente sicuro, ma ha comportato molto lavoro da parte nostra laddove non abbiamo potuto attingere al database di Ateneo. Per venire incontro ai candidati, le prenotazioni si sono chiuse solo il giorno prima dell’esame rallentando il processo di inserimento in Teams. I candidati che non avevano un account Unina sono stati inseriti manualmente. In questo modo, abbiamo potuto contattare per l’identificazione anche coloro che avevano avuto difficoltà di accesso”.
Il controllo degli studenti e la tutela della privacy: che tipo di considerazioni sono emerse da questo punto di vista nel confronto con gli altri colleghi in merito agli esami?
“Sicuramente la tutela della privacy è una priorità. La scelta di utilizzare Teams per l’identificazione è stata determinata da questa preoccupazione. Non ritengo valide altre soluzioni come quelle che mi sono state suggerite da qualche candidato, se si tratta di utilizzare strumenti che sfuggono al controllo dell’Ateneo e ci mettono a rischio di dare in pasto al web dati personali. Ma è anche importante garantire serietà e rigore nelle prove d’esame e per questo ESOL è un valido strumento usato anche dal Centro Linguistico di Ateneo (CLA) per le certificazioni linguistiche. Per quanto riguarda i dispositivi anti-cheating, invece, bisogna dire che non è facile scegliere un sistema di proctoring valido, bisogna valutare molti fattori: è una riflessione che stiamo conducendo in modo approfondito, avvalendoci anche del supporto del Centro di Ateneo per i Servizi Informativi (CSI)”.
Cambierà qualcosa nelle prove future? Sarà quindi garantito un appello di recupero?
“Ci sarà un appello di recupero previsto per lunedì 22 maggio per chi non ha superato l’esame e per chi non si era iscritto a questa seduta. Abbiamo già aperto le prenotazioni, che chiuderemo il 18 maggio per avere il tempo di organizzarci. Questa volta le raccoglieremo direttamente attraverso un modulo che confluisce in Teams, in modo da avere a disposizione già tutti i nominativi dei candidati da identificare e distribuirli nei vari canali di identificazione. Nei giorni precedenti l’esame, sarà pubblicato il calendario con la divisione dei candidati negli appelli pianificati su ESOL, ai quali occorrerà iscriversi, e i relativi orari. Faremo sessioni di un’ora distribuite lungo tutto l’arco della giornata. E manterremo, ovviamente, l’help desk su Teams in tempo reale”.
In vista dei prossimi esami, cosa direbbe agli studenti per rassicurarli in merito a questa modalità e a quanto accaduto? E soprattutto quali sono i suoi suggerimenti per affrontare queste prove a distanza con maggiore serenità?
“Innanzitutto, mi scuserei se involontariamente abbiamo procurato un disagio. Ogni esperienza, tuttavia, è fondamentale e ha un importante valore educativo se diventa base per una riflessione (mi si lasci passare questa nota da pedagogista). Da questa esperienza abbiamo imparato che la complessa dinamica tra distanza dal luogo d’esame, impossibilità di un confronto de visu e difficoltà tecnologiche, connessa all’ansia d’esame (e, per noi docenti, all’ansia di dover gestire l’imprevisto e le difficoltà che di volta in volta possono emergere) innesca tensioni potenzialmente esplosive. Bisogna, quindi, anticipare ogni possibile imprevisto e ogni possibile rischio, molto di più di quanto si fa quando si pianifica una seduta d’esame in presenza.
Suggerisco agli studenti e ai corsisti di cercare di familiarizzare con le tecnologie che l’Ateneo utilizza, di fare riferimento alle guide e all’help desk messi a disposizione dal CSI. Per chi ha un account Unina, di usare sempre e solo questo account allo scopo di facilitare tutte le procedure e di essere chiaramente identificabile. Per rasserenare gli studenti e tutti coloro che sono iscritti al percorso PF24 ribadisco che possono sempre rivolgersi a me e ai miei colleghi per qualsiasi chiarimento e richiesta”.
 
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