La Federico II cerca immobili in centro storico da adibire ad aulario

La Federico II cerca casa in centro storico. Ha pubblicato, infatti, una manifestazione d’interesse alla vendita di uno o più immobili ubicati nel centro storico di Napoli, nelle vicinanze della sede centrale, da destinare ad aulario e, subordinatamente, ad altro scopo. L’iniziativa nasce da due delibere del Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo. La prima fu adottata a giugno dell’anno scorso. La seconda a fine marzo. “Procediamo con il sistema della manifestazione di interesse – precisa il prof. Mario Losasso, l’ex Direttore del Dipartimento di Architettura che ha ricevuto dal Rettore Matteo Lorito la delega all’edilizia – per una questione di trasparenza. Puntiamo all’acquisto ma si potrebbe pensare anche ad altre soluzioni. Per esempio, se l’immobile fosse di natura pubblica, ad un comodato”. Losasso inquadra il contesto nel quale si inserisce l’iniziativa: “Abbiamo l’esigenza di rinnovare la nostra attività formativa e di ricerca. Puntiamo ad una modalità di formazione avanzata e per questo serve un aulario più interessante ed attrezzato. In centro storico i nostri plessi sono in fase di riorganizzazione, si sta ragionando su come rimodularli con aulari e centri di documentazione e per la didattica innovativa servono altri spazi. Non è un mistero, d’altronde, che nel settore umanistico abbiamo avuto un significativo incremento di immatricolazioni. Parlo sia dei Corsi di Laurea che afferiscono al Dipartimento di Studi Umanistici, sia di quelli incardinati del Dipartimento di Scienze Sociali”. 
Nell’avviso che è stato pubblicato dall’Ateneo si fa esplicito riferimento alla ricerca di immobili in centro storico. Il concetto di centro storico, però, sottolinea Losasso, va inteso in senso ampio. “Bisogna capire bene – dice – perché, se trovo qualcosa in un posto che è vicino alla metro e che dista dal centro storico dieci minuti di treno, va bene lo stesso”. Ma quali sono gli sviluppi ipotizzabili per la politica edilizia dell’Ateneo? Risponde il delegato del Rettore: “Abbiamo plessi nell’area orientale (San Giovanni a Teduccio), occidentale (Fuorigrotta), nord (Policlinico e Scampia) ed in centro (Mezzocannone e dintorni). Su questi vanno portate avanti politiche articolate. Alcuni richiedono prevalentemente una spinta ad una ricerca che abbia contatti molto stretti con il territorio: incubatori, start up. È quello, per esempio, che sta avvenendo a San Giovanni e che va incrementato. In altri plessi, penso al centro storico, ci sono ancora problemi di spazi e di aule da risolvere. Poi è chiaro che accanto agli aulari servono spazi per campus residenziali”. 
Sono in atto, intanto, interventi di manutenzione in alcuni edifici dell’Ateneo finalizzati, tra l’altro, alla rimozione di eventuali inquinanti ed alla eliminazione di situazioni che potrebbero determinare pericoli o inconvenienti. “In via Claudio – dice il prof. Losasso – stiamo sostituendo l’impianto di aerazione forzata in conformità con le misure anticovid, affinché si immettano volumi di aria più ampi”. A Palazzo Gravina, sede storica di Architettura, la ripartizione attività contrattuale dell’Ateneo ha assegnato la gara per il rifacimento della impermeabilizzazione, per la messa in sicurezza ed il rifacimento dei cornicioni, per il miglioramento funzionale degli spazi, per il nuovo impianto di rilevazione degli incendi, per lo smaltimento dell’amianto e per la pulizia del portale in piperno. Appalto di circa 1.600.000 euro, al netto dell’Iva. Se lo è aggiudicato la società Ingegnere G. Lombardi& Company costruzioni edilizie, che subappalterà le lavorazioni inerenti la rimozione dell’amianto in matrice friabile a ditte con alta specializzazione. 
 
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