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Esami scritti online: intervista alla prof.ssa Valeria Varriano, docente di Lingua Cinese

"Per la prima volta nella storia non abbiamo risposte già pronte"

 News pubblicata il 11/06/2020
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Sono iniziati già dalla prima settimana di giugno i nuovi scritti a distanza. Una prima distinzione riguarda lingue europee e lingue orientali: le prime hanno sostituito lo scritto in presenza con una prova orale (che sarà, in molti dei casi, seguita da un secondo colloquio), per le seconde – che hanno diversi sistemi di scrittura – “abbiamo ritenuto fondamentale conservare lo scritto e testare le competenze attraverso una prova formulata ad hoc, tenuto conto della particolarità dei mezzi online. Se avessimo dovuto trasformare lo scritto in un orale, la prova sarebbe durata più di un’ora”, parla la prof.ssa Valeria Varriano, docente di Lingua Cinese II e sui Corsi di Laurea Magistrale in Letterature e Culture Comparate e in Relazioni e Istituzioni dell’Asia e dell’Africa. Cinese, si sa, è una delle lingue più frequentate a L’Orientale. L’unico criterio preso in considerazione: “creare una prova che permettesse di accertare i requisiti minimi dello studente in modo da non procurare danni al suo percorso e il cui superamento, quindi, gli consentisse di seguire agevolmente i corsi del prossimo anno”. L’articolazione della prova resta identica nei contenuti. “Non è cambiato nulla, se non che gli esercizi a risposta aperta si sono trasformati in esercizi a risposta multipla. Li abbiamo dovuti semplificare poiché abbiamo ridotto il tempo del compito. Se un test in presenza può durare anche 4 ore, era impensabile trattenere gli studenti a lungo davanti al computer”. Per Cinese II la prova consta di 50 quesiti, somministrati attraverso Google Forms, in 55 minuti. “Abbiamo calcolato 30 secondi a risposta, quindi il tempo fornito dovrebbe essere più che sufficiente per un’attenta riflessione sulle risposte. Per le Magistrali i tempi sono un po’ più lunghi, perché si tratta di esami più articolati, accompagnati da esercizi di traduzione, riassunto o composizione”. Tuttavia, si farà a meno del dettato in tutte le prove del triennio. “La prova di ascolto per uno studente di Cinese è fondamentale perché è attraverso quella che sviluppa la consapevolezza di aver capito ciò che è stato detto e riporta i suoni ascoltati attraverso la trascrizione sillabica nei caratteri a cui corrispondono”. Per quest’esercizio, in genere presente già dal primo anno, “l’esercitazione è tutto. Più si lavora negli anni e più suoni si riconoscono. Anche al secondo anno gli studenti trascrivono sotto dettatura una frase che poi traducono: è un’abilità che va testata, anche perché in cinese ci sono tantissimi omofoni. Ci riserviamo di ritornarci all’orale”. 175 i prenotati all’esame dell’8 giugno e 180 gli iscritti all’aula virtuale della docente. “Non sappiamo quanti effettivamente sosterranno o supereranno l’esame. È certa, però, da parte nostra una maggiore flessibilità. Per la prima volta nella storia non abbiamo risposte già pronte”.
La pecca dell’esame a distanza: “Avere la certezza al 100% di chi fa l’esercizio è impossibile. Tra me e gli studenti c’è un patto di lealtà. Immagino che all’Università abbiano la consapevolezza che imbrogliare allo scritto vuol dire farsi un danno. Anche perché l’esame non è un bollino da mettere, serve allo studente per capire se ha lavorato bene ed eventualmente cosa migliorare”. Consigli per affrontare le prove: “prepararsi come se fosse un esame normale e fare gli esercizi dal libro. Diciamo anche la verità: avere una prova scritta semplificata significa sostenere un orale più difficile. Bisogna, però, anche liberarsi dall’ansia e ridare le giuste dimensioni all’esame”.
Un bilancio della didattica online: “Spero sia andata bene, ma non è stato semplice, da ambo le parti. Per la Triennale ho adottato una lezione cattedratica, quando normalmente Cinese non lo è. Ho affiancato le lezioni registrate su Moodle a quelle nell’aula virtuale. Per solleticare la partecipazione degli studenti ho chiesto loro poi di svolgere dei lavori in piccoli gruppi perché si potesse sopperire anche a quel momento di confronto che generalmente avviene tra loro fuori dalle aule. E siamo stati, nel disagio, favoriti dal fatto che l’emergenza fosse capitata al secondo semestre quando c’eravamo già conosciuti. Penso invece a come sarà per le future matricole che non sono mai entrate in aula e che partono da zero. In ultimo, vorrei dire che, se altri Atenei investono moltissimo sul personale tecnico-amministrativo impiegato nel settore informatico, noi abbiamo solo tre unità deputate a quest’area: sarebbe bene rafforzarla in vista del prossimo anno”. Con la didattica a distanza agli studenti in difficoltà “è venuto a mancare in questi mesi il tutor, la figura intermedia tra docente e discente”.  A Cinese “ci sono fasce deboli di studenti che non riescono a manifestare il disagio. Anche i numeri sono misteriosi perché abbandonano, poi ritornano e soprattutto non seguono i lettorati. Temo moltissimo che la didattica a distanza abbia acuito la loro situazione. Anche perché i lettori non sono riusciti a contattarli tutti. Negli anni abbiamo tentato già con l’e-Learning di rinforzare gli esercizi a supporto della didattica, affiancando in sinergia il recupero organizzato dai tutor alla pari al lavoro nelle aule virtuali. A conclusione della fase tre, dovrà essere una priorità per l’Ateneo garantire un supporto a tutte le categorie”. La ripresa a settembre: “Ho in media 150 studenti, nessuna aula de L’Orientale permetterebbe di rispettare il distanziamento fisico. Una soluzione nella realtà post-pandemica sarebbe  una didattica per gruppi più piccoli. Non possiamo aumentare le ore di insegnamento, per cui andrebbero reclutati più colleghi. Anche questa dei contratti incrocia una situazione precaria. C’è adesso un concorso in atto e avremo presto un ricercatore a tempo determinato sul primo anno. Il sogno di ogni docente è avere una classe di 15 persone. L’ideale sarebbe almeno avvicinarsi a 30-40 in un’aula. Sembra non interessi a nessuno, ma faciliterebbe anche il lavoro del docente, costretto sempre a scegliere tra didattica e ricerca”.
 
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