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Gli archeologi de L'Orientale in missione

La prof.ssa Roberta Giunta traccia una mappa dei progetti in corso

 News pubblicata il 27/10/2016
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Un variopinto paesaggio di archeologie in stretto contatto, seppur lontanissime, che da cinquant’anni dialogano e mutuano vicendevolmente i propri interessi di ricerca sulle civiltà antiche. È l’attuale conformazione dei corsi di Archeologia a L’Orientale, che culminano proprio in questo periodo dell’anno in molteplici missioni di rilievo, nel panorama italiano e internazionale. Una tradizione consolidata che risale alla metà degli anni Sessanta con l’attivazione di un primo seminario sull’Archeologia Orientale e che oggi si impernia su due Corsi di Laurea distinti per ciclo di studi Triennale e Magistrale. “Da quegli anni si è registrato un costante e continuo aumento degli insegnamenti di ambito archeologico – dal bacino Mediterraneo alla penisola araba fino a toccare le propaggini asiatiche – che si sono sempre avvalsi dei risultati ottenuti grazie alle ricerche condotte sul campo dai docenti”, afferma la prof.ssa Roberta Giunta, docente di Archeologia e Storia dell’arte musulmana e Coordinatrice del Corso di primo livello in Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente. Sbocco naturale della vivace laboriosità dei docenti sono le numerose missioni “che si svolgono sia in Italia in sinergia con le Sovrintendenze sia in diverse aree dei continenti Africa e Asia, grazie soprattutto a finanziamenti da parte del Ministero degli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale, nel quadro di accordi tra l’Ateneo e le Autorità dei paesi stranieri”. La finalità intrinseca dell’adesione a campagne di scavo risiede senza alcun dubbio nella formazione empirica, “nonché la costruzione di banche dati e di una cartografia archeologica utili per la gestione del patrimonio culturale”. In alcune aree, un contributo fondamentale è indirizzato “alla protezione, salvaguardia e valorizzazione delle antichità che rappresentano, come d’altra parte in Italia, anche un’occasione di sviluppo sostenibile”. 
In Italia Il cantiere scuola di Cuma
Partendo dal suolo nostrano, sono in corso d’opera “i lavori del prof. Fabrizio Pesando a Torre del Greco e in vari comuni delle Marche, volti soprattutto, attraverso metodologie non invasive, all’acquisizione di una documentazione utile a successivi interventi di restauro e recupero delle strutture romane. Alcune di queste sono oggi sommerse e richiedono quindi indagini di archeologia subacquea”. Riservano grandi opportunità per gli studenti le attività archeologiche che si svolgono sul territorio napoletano. Tra queste, lo storico progetto “avviato vari anni fa dal prof. Bruno D’Agostino e oggi diretto dal prof. Matteo D’Acunto” sull’insediamento romano di Cuma. In particolare, “gli scavi più recenti hanno messo in luce per la prima volta nella storia delle ricerche un ampio settore dell’abitato greco-romano”. Gli scavi cumani rappresentano: “un cantiere-scuola di 70/100 studenti provenienti dall’Ateneo e da altre Università italiane e straniere coinvolti per 5-6 settimane tra settembre e gli inizi di ottobre in tutte le fasi di lavoro, dallo scavo stratigrafico alla documentazione grafica e fotografica, alla pulizia e alla classificazione dei reperti”. Ulteriori fermenti di studio sono concentrati intorno ai...
 
L'articolo continua sul nuovo numero di Ateneapoli in edicola da giovedì 27 ottobre (n. 17/2016)
o in versione digitale all'indirizzo: http://www.ateneapoli.it/archivio-giornale/ateneapoli
 



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