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La prof.ssa Maria Cristina Pisciotta va in pensione

Il monito agli studenti di Lingue: "studiare le culture diverse per accoglierle"

 News pubblicata il 12/12/2016
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Dopo ben 40 anni di dedizione all’attività didattica e di ricerca, la prof.ssa Maria Cristina Pisciotta, sinologa dalle origini marchigiane, va in pensione. “L’insegnamento è stato la mia vita. Ho insegnato a Venezia dal 1975 fino al 1995 e a L’Orientale dal 1995 a oggi. Oggi vivo a Roma, dove mi sono laureata, ma adoro Napoli e continuerò a venirci molto volentieri”. La docente confessa sin da subito un forte attaccamento nostalgico alla città partenopea e soprattutto ai suoi studenti: “Sono diversi da tutti gli altri, perché hanno una mentalità elastica. Sono dei creativi, forse meno regolari nel rendimento e meno diligenti nello studio, però con un senso dell’umorismo fuori dal comune”. Una passione smodata per la Cina, civiltà millenaria, cominciata già ai tempi del liceo e rinfocolata dal fascino di precoci letture dal gusto orientale: “Cominciai ad appassionarmi prima alla letteratura. Allora era difficilissimo trovare traduzioni di romanzi cinesi. Alcuni li ebbi in regalo. Neanche maggiorenne, presi a radunare tutte le informazioni che c’erano sugli studi di sinologia e venni a conoscenza di un corso di Lingua Cinese alla Sapienza di Roma. Mi iscrissi alla cieca. Della lingua poco sapevo, ma questo era l’unico strumento per arrivare alla letteratura”. 
4 anni in Cina durante la Rivoluzione culturale
Un bagaglio immenso di ricordi porta con sé la docente, esperienze che sono divenute il tramite di condivisione tra lei e gli studenti: “Ho vissuto 4 anni in Cina durante un periodo straordinario. Ai tempi della Rivoluzione culturale, quando gli studi all’Università si alternavano ai turni di lavoro nelle comuni popolari e nelle fabbriche, questo ha cambiato il mio modo di accostarmi alla cultura”. Aver vissuto dei momenti di singolarità storica nel Paese “resta un filtro che gli studenti sentono fortemente. Ne sono affascinati. Allora non c’era nessun occidentale in Cina. Siamo in pochi, una generazione fortunata direi, ad aver visto in quell’epoca un paese in trasformazione, dal feudalesimo alla modernità”. Un punto d’osservazione importante che ha lasciato dei segni indelebili nella memoria della docente orientandola ben oltre la lingua: “È questo che ho sempre voluto trasmettere: il senso della diversità. Studiare le culture diverse per accoglierle. Superare le differenze non è...
 
L'articolo continua sul nuovo numero di Ateneapoli in edicola dal 9 dicembre (n.20/2016)
o in versione digitale all'indirizzo: http://www.ateneapoli.it/archivio-giornale/ateneapoli
 



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