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Previsioni per la riapertura: la parola al Rettore Roberto Tottoli

"Vogliamo ripopolare i nostri palazzi, ma in sicurezza"

 News pubblicata il 19/02/2021
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Quando L’Orientale tornerà in presenza? È la domanda che da un po’ di tempo ha iniziato a porsi l’intera comunità universitaria, vista la decisione di proseguire le attività didattiche a distanza anche nel secondo semestre. A fare luce sul dibattito in corso tra gli Organi di governo dell’Ateneo il Rettore Roberto Tottoli, islamista, che racconta nel corso dell’intervista i punti dell’attuale agenda nonché le speranze per una riapertura in sicurezza nel breve termine. Il nodo che ostacola il rientro: “un numero travolgente di studenti a fronte di strutture non sempre puntuali ad accoglierli, in funzione anche della mutata sensibilità verso cui ci predispone il virus, virus che circolerà ancora per un lungo periodo e da cui abbiamo necessità di tutelarci”. Comincia così l’intervista al Rettore, che lascia ben sperare in un graduale rientro dal prossimo mese: “oltre al parziale ritorno con la riapertura delle biblioteche e il prossimo inizio di seminari e tutorati, se la situazione dovesse migliorare e i numeri permettessero di sostenere alcuni esami in presenza, forse già nella sessione estiva vi saranno alcuni cambiamenti. Anche per le sedute di Laurea Magistrale”.
La carenza di spazi
Qual è il quadro attuale che sta vivendo l’Università dall’inizio di questo 2021?
“È una bella domanda. Innanzitutto, va precisato che la questione del rientro in presenza è soggetta a variabili che noi stessi – docenti, dirigenti, personale tecnico-amministrativo e studenti dell’Ateneo – siamo tenuti a osservare, senza purtroppo avere grande capacità di intervenire concretamente sulla risoluzione del problema dal momento che – si sa – ciò che frena la riapertura è la carenza di spazi. Sarebbe molto difficile con le risorse strutturali a nostra disposizione, visto anche il numero di studenti iscritti, contenere la platea studentesca e al contempo limitare il rischio di assembramento. La dad ci è sembrata, in un primo momento, la migliore soluzione per attuare una scelta di prudenza che, considerando anche gli indici di contagio nella Regione, abbiamo necessità di prorogare. Tuttavia, stiamo puntando verso una riapertura simbolica: hanno riaperto le biblioteche, presto ritorneranno i ricevimenti in presenza e anche seminari e forme di tutoraggio. La priorità è condivisa: vogliamo ripopolare i nostri palazzi, ma in sicurezza. Si valuterà poi se riconsiderare, a partire dal prossimo anno accademico, la modalità ‘blended’ con una didattica mista per i Corsi che prevedono un numero inferiore di studenti, come le Magistrali. Anche se, sappiamo tutti, che ad avere il maggiore bisogno di tornare (o entrare per la prima volta) in aula sono in realtà gli studenti dei primi anni”.
A seguito dell’interlocuzione costante intrapresa con i rappresentanti, sono andate in porto alcune misure a favore delle categorie di studenti economicamente svantaggiate. In che consistono queste novità?
“Già dall’inizio del mio mandato, questa del ‘digital divide’ era una questione rimarcata con assoluta fermezza dalle rappresentanze. Esperimenti in tal senso sono stati avviati anche da altri Atenei – di taglio più generalista – che, però, avendo un numero di iscritti superiori al nostro, non ha ottenuto la stessa incidenza sociale. Abbiamo così valutato se nel nostro bilancio vi fosse una parte consistente di fondi da destinare all’acquisto di modem e sim utili per la connessione e siamo riusciti a stanziarne circa 1600. Certo, potrà sembrare un piccolo risultato se rapportato a una platea di diecimila iscritti. Però, è una misura che – rivolta agli studenti del primo e secondo anno (ai quali sarà aperto prossimamente il bando) – riteniamo possa migliorare drasticamente la frequenza ai corsi di una fascia che, seppure limitata, ne trarrà notevole beneficio”.
Ulteriori appelli e lauree “revisione impraticabile”
La richiesta di ulteriori appelli d’esame e di laurea: quali ostacoli al momento ne impediscono la fattibilità?
“È difficile intervenire sulla programmazione didattica fissata con un anno d’anticipo aggiungendo nuovi appelli accessibili agli studenti, nel momento in cui tra l’altro questi ultimi sono impegnati a seguire i corsi. Abbiamo considerato con attenzione, di concerto con le strutture didattiche, se una misura del genere – misura d’emergenza – potesse o meno favorire un folto numero. Abbiamo, però, rilevato che non sarebbero molti ad accedervi e per esperienza passata abbiamo ritenuto opportuno non sconvolgere troppo i piani. Altra cosa sarebbe se il sistema nazionale decidesse per una proroga dell’anno accademico e in quel caso valuteremo in itinere come agire. Bisognerà capire anche quali saranno le mosse del nuovo Governo e del nuovo Ministro, nonché le spinte di movimento regionali. Finora siamo intervenuti lì dove abbiamo potuto, per esempio con l’aggiunta di una data ad aprile per l’accreditamento dei tirocini, ma una revisione burocratica così ampia – visti anche i limiti dettati dall’impegno di dover poi aggiornare tutti i sistemi informatici – è per ora impraticabile. Non è un periodo facile per nessuno: siamo felici di avere raccolto in linea generale dei giudizi molto positivi sulla dad e sulla qualità degli insegnamenti che non ne ha risentito nell’arco di un anno, ma si può sempre migliorare e siamo disposti a interrogarci nuovamente con le rappresentanze”.
La richiesta di un ulteriore appello per gli esami di Lingua è una questione storica su cui battono le rappresentanze. Se ne sta discutendo anche adesso?
“Sì, ma stiamo affrontando questa richiesta, ormai tradizionale, da un’altra prospettiva. Che un numero crescente di appelli semplifichi la vita degli studenti non è per forza vero. Vorremmo, invece, intervenire sull’offerta didattica riorganizzando anche le modalità di verifica vigenti per le prove di lingua, le competenze richieste e le propedeuticità che a volte rischiano di creare scogli critici. Abbiamo con i colleghi iniziato a rivedere nel complesso l’organizzazione degli insegnamenti linguistici, pensando anche a nuove modalità di verifica. Non che si voglia stravolgerli, semplicemente aggiornarli dopo molto tempo – almeno una decina d’anni – in cui non è stata contemplata alcuna modifica nella tipologia di esame”.
La mobilità è stata sbloccata. Quali sono le condizioni per partire?
“In sinergia con il lavoro dei docenti delegati e degli Uffici deputati alle Relazioni Internazionali, abbiamo sbloccato da poco meno di un mese la mobilità in ingresso e in uscita dei docenti. La mobilità degli studenti è stata in parte già ripristinata ed è difatti attiva, anche se a livello prettamente formale. Occorre fare una distinzione a seconda delle condizioni poste dai diversi Paesi coinvolti e osservare leggi e protocolli che hanno comunicato al nostro Ateneo per le partenze e accoglienze di incoming dall’Italia. La mobilità continua a far parte quindi del sistema universitario, soltanto in forma molto ridotta rispetto a prima”.
A che punto è l’acquisizione di una nuova sede?
Il rientro nelle aule studio: si potrà fare nel secondo semestre?
“Un tema caldo su cui insistono le rappresentanze. Siamo da entrambe le parti d’accordo sul fatto che alcune aule vadano attrezzate affinché gli studenti possano usufruirne per la dad, fosse soltanto per trasmettere il segnale di una riapertura simbolica. Con l’Università chiusa, come ho più volte detto, sono in profonda sofferenza anche le realtà commerciali che gravitano intorno alle nostre sedi nel centro di Napoli e nulla restituisce a una città il carattere vivo e vibrante che la comunità studentesca le dona. Purtroppo, però, non tutte le aule studio di cui disponiamo si prestano a rispondere in maniera ideale a questa funzione. Con le norme di sicurezza stringenti, le aule interrate ad esempio, come quelle di Palazzo Corigliano, non sono spendibili a tal scopo, dato che non si tratta di spazi molto grandi e le norme di sicurezza ridurrebbero la capienza a 1/3 di quanto prima previsto. Vedremo cosa si riuscirà a fare per tutt’altro tipo di locali come le biblioteche, le cui sale almeno possono offrire almeno decine di posti a sedere”.
Le procedure per l’acquisizione di una nuova sede stanno proseguendo?
“Già in condizioni normali, la riforma strutturale degli spazi a disposizione dell’Ateneo sarebbe la cosa più urgente. In Atenei che posseggono aule da 300 posti la riapertura si affronta senza troppi disagi perché con una tale capienza almeno 70-80 persone possono entrarvi. Noi abbiamo aule da 130-150 studenti al massimo e non sono neanche numerose, quindi non possiamo permetterci di affrontare questo discorso con serenità, se – prima della pandemia – prevedevamo di avere circa 200 studenti in quello spazio. Sapendo che non tutti avrebbero seguito, bene o male ce la si faceva. Adesso che la pandemia ha reso obbligatorio il controllo dei numeri, la questione delle aule slitta in cima alla lista delle esigenze didattiche crescenti. L’assunzione di nuovi spazi, però, non avverrà né domani né per il prossimo anno accademico, considerati i tempi burocratici di attesa funzionali alle varie pratiche – che l’emergenza, per fortuna, non ha interrotto – nonché uno studio rapportato alla cifra dei finanziamenti stanziati”.
Tirocini e seminari. A che punto siamo per far tornare queste attività in presenza?
“In periodo di emergenza sanitaria tutti i tirocini curriculari sono stati riorganizzati a distanza e proseguiremo con questa linea, richiesta peraltro anche dagli enti con cui siamo convenzionati, mentre per i seminari (anche per i dottorandi) stiamo valutando la possibilità di prevederne alcuni dopo l’avvio del semestre – forse già a marzo avanzato – in sede nel rispetto delle norme di sicurezza, il distanziamento e la sanificazione dei luoghi. Vorremmo fare in modo anche di predisporre controlli di sicurezza su ogni piano per contingentare gli ingressi ed evitare affollamenti e, inoltre, di tenere sotto controllo la turnazione negli ambienti”. 
Una app per gli ingressi
Per la turnazione nei luoghi si è pensato di verificare gli ingressi con una app?
“Sì, ci saranno due novità dal punto di vista informatico: dalla fine di questo mese sarà distribuita una nuova funzionalità sulla piattaforma Cineca che consentirà agli studenti di inoltrare in maniera più agevole alcune richieste agli Uffici, tra cui la Segreteria. Anche l’app per il monitoraggio delle presenze, come progettata in altri Atenei, è già pronta. Io stesso ho potuto visionarne l’utilizzo e sono certo che sarà uno dei tanti strumenti a supportare la gradualità di quest’apertura simbolica”.
Quali saranno le sfide su cui si lavorerà durante questa seconda parte dell’anno?
“Fare il possibile per ritornare scongiurando la desertificazione dei luoghi universitari e poi riprendere il discorso delle potenzialità emerse in rapporto ai giudizi positivi emessi dall’accreditamento dell’Anvur verso la fine del 2019 avviandosi verso una revisione in direzione di una maggiore digitalizzazione e internazionalizzazione di competenze e risorse; lavorare ancora sull’offerta didattica definendo una più oculata progettualità di ricerca in seno a tutti i Corsi di Laurea; modernizzare le sedi e attrezzare nuovi laboratori; non ultimo, iniziare a prospettare soluzioni migliori per il prossimo anno accademico che costituisce finora una grande incognita”.
 
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