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Il racconto dei ricercatori impegnati in diverse spedizioni nel più freddo e inospitale continente del pianeta

25 anni di campagne oceanografiche in Antartide

 News pubblicata il 17/11/2015
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Se si mescolano ingredienti come il mare, il ghiaccio e la passione, viene fuori un percorso di eccellenza alla Parthenope: quello che porta alle Campagne Oceanografiche, partendo dal Corso di Climatologia, Oceanografia e Meteorologia afferente al Dipartimento di Scienze e Tecnologie. I protagonisti delle campagne raccontano il lungo iter, tra passato e presente, che li ha condotti ad essere un punto di riferimento mondiale per le ricerche in Antartide. Inizia a parlarne il prof. Giancarlo Spezie che ne è il pioniere. “Tutto iniziò nel Natale dell’89. In quell’anno vinsi la cattedra di Oceanografia, quando il Ministero chiese di lanciare un programma sulle Scienze Antartiche. Pur non avendo idea di cosa volesse dire fare una campagna in Antartide, l’entusiasmo mi portò ad accettare coinvolgendo la Parthenope e diversi gruppi di giovani italiani oceanografi del CNR, dell’ENEA e dell’OGS di Trieste, più le sedi universitarie di Bologna, Genova e Messina. Eravamo in tutto una trentina intorno a un tavolo con un bel progetto da portare all’esame degli americani della Columbia University di New York, che avrebbero deciso all’interno della comunità internazionale”. Presentò il suo progetto al cospetto dei Soloni delle ricerche polari: “la domanda di qualcuno: ‘che te ne frega dell’Antartide, visto che le tue ricerche si sono sempre svolte nel Mediterraneo?’ La mia pronta risposta: l’Italia ha aderito al trattato Antartico, quindi è una sfida che dobbiamo abbracciare”.
Una scommessa vinta
Trascorsi 25 anni: “so che abbiamo visto giusto. La Parthenope e il gruppo di ricerca di Napoli oggi sono un punto di riferimento per l’Oceanografia in Antartide. Una sede storica di dati sul Mare di Ross. Si aveva qualche sospetto, da noi confermato, che quello fosse un bacino di interesse climatico, in quanto è uno dei due punti più importanti al mondo, che produce ed esporta frigorie. Ovvero, le sue acque superfredde esportano il freddo in tutti gli Oceani per bilanciare gli effetti del Global Warming”. È stata vinta quindi una grossa scommessa: “molti erano perplessi, ma la nostra testardaggine ci ha portato a far funzionare bene una squadra. Io soltanto ho seguito dieci campagne. Durante queste ci occupiamo di ancoraggio di sensori in estate polare, corrispondente al nostro...
 
Articolo pubblicato sul nuovo numero di Ateneapoli in edicola (n. 18/2015)
o in versione digitale all'indirizzo: http://www.ateneapoli.it/archivio-giornale/ateneapoli
 



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