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Esperienza di realtà virtuale promossa dal prof. Gianluca Arnesano

A lezione di Digital Marketing con il proprio avatar

 News pubblicata il 05/05/2020
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Seguire una lezione stando in un’aula tutti insieme per poi passeggiare tra gli alberi e fare una chiacchierata. Al tempo dell’#IoRestoaCasa questo desiderio, comune a tutti, si è realizzato per gli studenti di Digital Marketing, insegnamento tenuto dal prof. Gianluca Arnesano. Ma niente paura perché nessuna norma è stata violata. I ragazzi, infatti, si sono incontrati virtualmente, ciascuno dalla propria cameretta, attraverso la piattaforma di realtà virtuale AltspaceVR di Microsoft.
Le lezioni di Digital Marketing, secondo anno della Magistrale in Marketing e Management Internazionale (MEMI), “si stanno tenendo attraverso la piattaforma Teams di Microsoft, come tutte le altre lezioni dell’Università Parthenope – precisa il prof. Arnesano – All’interno del mio corso, poi, ho voluto far vivere ai ragazzi un’esperienza diversa proponendo un ciclo di seminari, lezioni extra curriculari, utilizzando la piattaforma di realtà virtuale AltspaceVR che consente la visualizzazione o con il visore 3D o anche con l’utilizzo del computer Windows, in 2D, senza il visore”. Finora si è tenuto un seminario, a tema strumenti Google a disposizione delle aziende e con la partecipazione di un esperto esterno, prima della chiusura pasquale ed è stato seguito da circa “il 70% della classe, quindi intorno ai 50-60 studenti. Per chi non ha potuto, non avendo a disposizione un computer in quel momento, ho predisposto una diretta privata su Youtube che poteva essere seguita anche attraverso il cellulare. I ragazzi sono stati molto bravi: hanno dovuto seguire una serie di passaggi per essere operativi sulla piattaforma, il che non era difficile, ma nemmeno automatico”.
“È davvero come se si stesse tutti assieme”
Ma come funziona AltspaceVR? Proprio come un videogioco: “I ragazzi hanno creato un personaggio, il loro avatar, che hanno potuto personalizzare liberamente in modo da renderlo somigliante a loro. Potevano scegliere il colore degli occhi, dei capelli, il tipo di abbigliamento ed altri dettagli. Il mio avatar, ad esempio, ha la barba ed è vestito in modo casual, proprio come me”. Poi, da parte del docente, la scelta dell’ambiente, da personalizzare “secondo le nostre esigenze che erano, in primo luogo, fare lezione e poi stare insieme dando un senso di condivisione e partecipazione. La nostra classe è una sorta di teatro, di auditorium, grande, in cui c’è un palco dove si colloca chi parla con un maxischermo sul quale abbiamo proiettato le slide. È un ambiente che simula una classe vera. Il docente può usare gli strumenti come fa in classe, la lavagna, lo schermo, può proiettare video. Durante il seminario, gli avatar dei ragazzi si sono seduti di fronte, in platea, e da lì hanno seguito la lezione. Da casa, utilizzando il microfono, sono intervenuti con domande”. L’esperienza è sicuramente diversa da quella che offre una piattaforma di comunicazione con cui ci si vede, in video, via webcam: “Se i ragazzi hanno la webcam spenta non si vedono, sentono solo delle voci. Qui, invece, possono incontrarsi attraverso i loro avatar ed è un modo diverso di creare relazioni perché è davvero come se si stesse tutti assieme. Gli avatar, inoltre, muovono il corpo. Utilizzando il mouse e la tastiera si può far muovere loro la testa e gli arti. Quando parlano, muovono la bocca proprio come una persona e gli studenti potevano fargli alzare la mano se, durante la lezione, volevano porre una domanda. Ne deriva sicuramente una relazione migliorativa tra i ragazzi”. Ragazzi che “non si incontrano da circa un mese. Naturalmente, erano gasatissimi e quasi difficili da controllare perché elettrizzati - scherza il prof. Arnesano - È stato bello, inoltre, perché il nostro ambiente aveva anche uno spazio esterno con panche, terrazze ombrelloni. Prima e dopo la lezione i nostri avatar sono usciti a chiacchierare. I ragazzi hanno commentato la lezione, ma hanno parlato anche un po’ del loro stato d’animo. Hanno apprezzato la forte componente umana di questa esperienza”. Il ciclo di seminari prevede, ora, altri due incontri, incentrati su social e comunicazione aziendale, che il docente sta pianificando.
Entusiasti gli studenti
Pollici in su per tutti, dunque. Gli studenti, pur avendo vissuto l’esperienza soltanto in 2d, ne hanno fatto tesoro con entusiasmo.
“Con le lezioni a distanza non possiamo andare oltre lo schermo, ma con questa piattaforma, nello schermo, siamo riusciti proprio ad entrarci!”, spiega con entusiasmo Gabriella Campese. Poi prosegue: “Quando il professore ce lo ha proposto abbiamo accettato immediatamente, anche perché siamo stati i primi in Italia a fare una cosa del genere. Apprezziamo molto l’impegno della nostra università nel proporci esperienze innovative. Io ho pubblicato anche delle storie su Instagram in cui ho raccontato cosa stessimo facendo e ho riscosso un grandissimo interesse”. Pur non definendosi particolarmente incline alla tecnologia, Gabriella non ha incontrato particolari difficoltà nell’utilizzo della piattaforma e nella creazione di un avatar, biondo come lei, “anche perché potevamo seguire dei tutorial che ci guidavano nell’apprendimento delle funzioni base. Anche la lezione con l’esperto esterno Carlo Alberto Zaccagnini è stata molto interessante”. Gabriella ha già proposto ai suoi amici di iscriversi alla piattaforma e creare degli avatar per interagire con lei: “Qui possiamo fare aggregazione anche al tempo del distanziamento sociale. In questo momento, il massimo che si può fare per stare insieme è una videochiamata e dobbiamo sfruttare le possibilità che la tecnologia ci offre”. Un’esperienza vissuta a pieno anche per Raffaele Mennella che, come la sua collega, ha subito cominciato ad esplorare AltspaceVR: “È stata una bella scoperta perché si possono fare davvero un sacco di cose. Il professore ci aveva dato un po’ di tempo per conoscerla e sperimentare. Ci sono tante ambientazioni tra cui muoversi, mini giochi da fare, si possono vedere video, ascoltare musica e soprattutto conoscere persone che arrivano da tutto il mondo”. Raffaele ha già fatto qualche incontro: “Quando crei l’avatar ti ritrovi in uno spazio che è come se fosse la tua casa. Io sono stato anche in un parco dove c’era un canestro, potevi fare dei tiri attraverso il computer, e un falò con delle persone intorno che chiacchieravano. È stato divertente vedere gli avatar che camminavano con una manina verso di te ad indicare che volevano conoscerti. Io ho scambiato qualche parola con dei ragazzi francesi e americani. Possiamo agire in modo molto creativo”. Innovazione, socialità e didattica sono le tre parole chiave evidenziate da Simone Massa: “Se ti piacciono la tecnologia e i videogiochi sei a cavallo. In caso contrario ti invoglia, comunque, a provare. La cosa più bella è stata mescolare lo studio con il lato social e l’interazione con amici e colleghi”. Tanti i pro nell’opinione di Simone, ma anche qualche contro “perché la piattaforma non è disponibile per tutti i dispositivi”. “Ci siamo riappropriati del nostro corpo! – esclama soddisfatto Luigi della Monica – Con le altre piattaforme vediamo solo il faccione del nostro interlocutore. Con l’avatar, invece, possiamo simulare il movimento del corpo, della testa, della bocca. Poi c’è anche qualche funzione, definiamola un po’ fantascientifica, perché, ad esempio, il tuo personaggio può anche volare”. Molto apprezzato anche il modo in cui sono strutturati la grafica e l’audio: “La potenza del suono dipende dalla distanza. Se ti parla un avatar che è accanto a te lo senti molto bene, invece il suono diventa più debole man mano che il personaggio si allontana come nella realtà”. Gli studenti avvertono una differenza con una normale lezione a distanza? “Sì – risponde Luigi – nel mio caso una questione di concentrazione. Diventare un avatar ti immerge maggiormente nella lezione, proprio come se fossi in presenza e questo ti induce a prestare più attenzione”.
 
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