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Rapporto col paziente e pratica medica, le clinical rotation conquistano gli studenti

 News pubblicata il 14/11/2017
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Alcuni hanno assistito a un’operazione chirurgica in diretta. Altri hanno imparato a compilare una cartella clinica e a valutare una tiroide. Altri ancora si sono occupati di pazienti complessi, affetti da diabete e altre patologie correlate. Esperienze diverse, stesso filo conduttore. Lo scetticismo iniziale dettato dalla possibile sovrapposizione di troppi impegni sembra aver lasciato spazio all’entusiasmo di vivere giornate da medico, conoscendo da vicino quella che sarà la professione del domani. Agli studenti di Medicina piacciono le clinical rotation, le esperienze pratiche in reparto. Piacciono al punto tale da decidere di proseguire l’esperienza in ambulatorio anche dopo, da volontario. È il caso di Fabrizio Luiso, studente del quarto anno: “ho concluso la clinical rotation, ma continuo a frequentare il reparto per interesse personale. Devo organizzarmi con lo studio, ma cerco di andarci almeno due volte a settimana”. È stato a Endocrinologia dove, con la prof.ssa Annamaria Colao, che ha fatto da tutor, si è occupato di tumori ipofisari e acromegalia: “è una delle mie prime esperienze con pazienti affetti da malattie rare. L’approccio con loro è stata una novità. In ambulatorio se ne vedono parecchi e in continuazione”. A colpirlo è stato “l’approccio dei professori al paziente. È estremamente empatico”. Si definisce un “osservatore attivo” che ha imparato a “leggere le analisi, a gestire un ambulatorio e a palpare una tiroide. I pazienti erano consapevoli del mio ruolo e disponibili a offrirsi per l’esercitazione. Finalmente, dopo tre anni di studio, vedo qualcosa di pratico, sono felice”. Esperienza in Endocrinologia, con tutor la prof.ssa Bernadette Biondi, anche per Federica Di Gennaro: “quando arrivavano i pazienti assistevamo alla compilazione della cartella clinica, difficile da capire sui libri. Abbiamo acquisito un approccio clinico e farmacologico e visto come relazionarsi al paziente”. In day hospital “ci è stata data la possibilità di fare un elettrocardiogramma per valutare la funzione cardiologica di un paziente. Ovviamente...
 
L'articolo continua sul nuovo numero di Ateneapoli in edicola dal 10 novembre (n. 18/2017)
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