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News S.O. Benincasa


Intervento del prof. Lucio d'Alessandro, Rettore dell'Università Suor Orsola Benincasa

L'in bocca al lupo del Rettore per chi inizia un "percorso di tempo e di saperi durante il quale si saggiano i buoni compagni di strada"

 News pubblicata il 03/08/2020
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“In piedi, davanti alla porta d’ingresso dell’Università, con il volto sorridente”, così il Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa Lucio d’Alessandro accoglierebbe i suoi nuovi studenti. A quanti scelgono uno dei molteplici Corsi dell’Ateneo che “in questi mesi ha fatto un grande sforzo per rendere più accoglienti i propri spazi interni e i molti giardini”, così che ci si possa formare “in un luogo più bello ma anche più confortevole e moderno”, augura “non solo che s’imbocchi il percorso giusto” ma che “si faccia un percorso serio”. Perché “un percorso che porta al mero conseguimento del titolo, vuoto di sostanza, è come un belletto posticcio destinato a disfarsi nel confronto con i fatti”. Curiosi, determinati e multitasking: le qualità per farsi strada all’università e nelle professioni.
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Si sta per concludere un anno accademico complesso. La pandemia ha condizionato le attività didattiche e di ricerca. Come accoglierà le matricole il suo Ateneo? 
“Il momento d’ingresso delle matricole negli Atenei è una sorta di rito di passaggio proprio delle società evolute. Un rito che, con il rinnovarsi delle generazioni, continua a rendere il mestiere di docente universitario affascinante e sempre nuovo il luogo in cui i giovani incontrano i loro professori, una formidabile ‘stazione’ di vita e di saperi, unica e insostituibile per garantire l’acquisizione di quelle abilità, disposizioni e conoscenze utili per affrontare la complessità del nostro vivere quotidiano. Se dovessi fissare l’esatta immagine con cui mi piacerebbe accogliere i nostri ragazzi, vorrei riferirmi al modo in cui vorrebbe ritrarmi un grande documentarista, Carlo Alberto Pinelli, che, in un video girato in questi giorni, ha magistralmente immortalato i luoghi storici del nostro Ateneo. Invero, sono un po’ incerto per una doverosa ritrosia: vorrebbe io mi trovassi in piedi davanti alla porta d’ingresso dell’Università con il volto sorridente. In ogni caso, a prescindere dal video, un sorriso franco e aperto rappresenterebbe bene il benessere reale che i giovani sanno trasmettere col desiderio e la speranza di rendere i nostri luoghi parte sostanziale della loro vita e della loro crescita. Sperando che la pandemia sia in esaurimento e non abbia recrudescenze, saremo pronti ad accoglierli tutti con le precauzioni e gli accorgimenti messi a punto dai nostri tecnici in accordo alle indicazioni stabilite dalla Crui e in ottemperanza delle disposizioni definite dal Ministero della Salute. Stiamo lavorando con impegno in questa direzione, cercando di sfruttare al meglio le prerogative strutturali del nostro Ateneo che offre anche ampi spazi esterni; in ogni caso, le lezioni, per favorire gli studenti che hanno maggiore difficoltà di spostamento, continueranno ad essere trasmesse anche on line, attraverso quegli strumenti che la pratica obbligata di questi mesi ci ha resi familiari e quasi amichevoli”.
Cosa sente di augurare ai ragazzi che hanno concluso un percorso scolastico in solitudine e che si apprestano a varcare la soglia dell’università, per la prima volta orientati in modalità virtuale?
“Naturalmente, pensando ai giovani in procinto di iniziare una nuova avventura, mi piace riproporre la formula consueta dell’‘in bocca al lupo’. Volendo guardare ai contenuti di questa frase rituale, il riferimento va a un percorso di tempo e di saperi durante il quale si saggiano i buoni compagni di strada. Mi riferisco non tanto ai colleghi di studio, la cui presenza in ampia parte casuale è comunque essenziale nel presente dell’attività didattica e nel futuro della vita perché potrà aprire la possibilità a nuove amicizie e intese magari anche professionalmente produttive. Mi riferisco piuttosto al luogo di studio e ai docenti che s’incontreranno per propria scelta e su cui si fonda la buona riuscita dell’avventura intrapresa. Mi auguro, ma ne sono certo, che durante il percorso i nostri ragazzi si convincano di aver scelto bene, corrispondendo ai loro interessi più profondi, e possano ritrovarli, nel tempo della formazione, più solidi e sicuri; solo questo potrà rendere veramente concreto ed efficace per il loro futuro l’augurale saluto di ‘in bocca al lupo’. In margine, mi sento di poter dire che i nostri ragazzi non hanno trascorso queste settimane e questi mesi in solitudine. Non c’è dubbio alcuno che il rapporto vivo prodotto dalla comunità universitaria non può essere sostituito in alcun modo dal migliore dei suoi surrogati; d’altra parte la colossale operazione di riorganizzazione a distanza dei servizi e della didattica (pensata e attuata principalmente con modalità che potessero garantire la trasmissione in diretta della voce e del volto dei docenti e favorire la partecipazione attiva dei discenti) ha garantito, come stanno a dimostrare anche le valutazioni positive già formulate dai rappresentanti degli studenti, una vicinanza diversa ma comunque solida e rassicurante. Inoltre, per la prima volta, le stesse famiglie hanno sperimentato nelle loro case l’efficacia dell’azione didattica”.
Oggi più che mai, con la crisi economica post Covid in atto, non si può sbagliare la scelta del percorso di studi e gravare sulle famiglie perché tante sono in difficoltà. Quali valutazioni devono guidare genitori e figli nella scelta?
“Effettivamente oggi l’Università, come mostrano i dati di AlmaLaurea, rappresenta uno stimolo per lo sviluppo sociale, culturale ed economico del nostro Paese e una chance determinante per il futuro. L’importante è che si scelga bene l’Università: non solo che s’imbocchi il percorso giusto e corrispondente alle esigenze del mercato ma che si faccia un percorso serio, perché solo un percorso serio può garantire l’acquisizione di quegli strumenti necessari per affermarsi con successo nel mondo del lavoro. Un percorso che porta al mero conseguimento del titolo, vuoto di sostanza, è come un belletto posticcio destinato a disfarsi nel confronto con i fatti. A questi fatti la nostra Università guarda con determinazione, progettando percorsi formativi caratterizzati da una spiccata vocazione professionalizzante costruita cercando di rispondere alle esigenze di un mercato del lavoro in continua mutazione. Le rilevazioni AlmaLaurea hanno sottolineato anche quest’anno, e con maggior forza, l’efficacia di questa impostazione che garantisce ai nostri studenti di anticipare l’ingresso nel mondo del lavoro. I dati parlano chiaro: non solo il 94,5% di coloro che si sono laureati al Suor Orsola si dichiara soddisfatto della propria esperienza formativa ma soprattutto la formazione acquisita risulta essere particolarmente adeguata per la professione scelta, tanto è vero che il 73% dei laureati al Suor Orsola, già ad un anno dal conseguimento del titolo, ritiene che i saperi appresi negli anni universitari siano molto efficaci in funzione al lavoro svolto. Si tratta di una percentuale superiore dell’11,5% a quella nazionale (61,5%) e quasi del 14% rispetto a quella campana (59,3%). A cinque anni dalla laurea il dato dell’efficacia della laurea arriva quasi all’80% ed accresce il gap con quello nazionale, arrivando a superare la media nazionale di ben 14 punti percentuali. In Italia, e soprattutto in Italia meridionale, non è certo un piccolo risultato”.
Se il mondo non sarà più quello di prima, quali competenze è necessario acquisire perché lo studente di oggi possa, nel futuro, diventare protagonista e volano del cambiamento?
“Il cittadino del futuro ha bisogno di alcune competenze di base che sono quelle di saper leggere e interpretare i fenomeni nei quali si trova a vivere. Ma poi è soprattutto lo spirito critico ad assumere una funzione salvifica sul piano individuale e del presente e a costituire il vero patrimonio, la bussola che consente di orientarsi nell’era delle fake news e della post-verità. Non vanno dimenticati, quali strumenti di azione della vita contemporanea, due delle i che divennero famose qualche anno fa. Mi riferisco all’inglese e all’informatica che divengono sempre più attrezzi di base. C’è poi il bagaglio delle conoscenze disciplinari che naturalmente variano da Corso a Corso e che sono l’essenziale della formazione universitaria. Un Ateneo che voglia essere in primo luogo una comunità deve però saper tenere in relazione e garantire un costante equilibrio tra tutte queste componenti, che insieme contribuiscono a definire una formazione concorrenziale e ancorata alla modernità”. 
Il suo Ateneo cosa porta in dote alla matricole? In termini di peculiarità dell’offerta formativa, qualità degli studi, eccellenza nella ricerca, innovazione, strutture e servizi?
“In questi mesi l’Ateneo ha fatto un grande sforzo per rendere più accoglienti i propri spazi interni e i molti giardini, così che gli studenti che decideranno di scegliere la nostra Università per formarsi troveranno non solo un luogo più bello ma anche più confortevole e moderno. Nel Libro Bianco della ricerca con cui la nostra Università ha voluto offrire un ‘catalogo’ di progettualità di ricerca applicata con specifico riferimento all’emergenza e al complesso processo di ‘ricostruzione’ post Covid-19, appare e si distingue, tra le quindici proposte formulate, anche un’App che possa consentire agli studenti e al personale universitario di accedere facilmente ai principali servizi offerti dall’Ateneo; uno strumento dalle potenzialità straordinarie di grande utilità per le matricole e non solo”.
Quali sono le novità nell’offerta didattica?
“La nostra Università è un cantiere aperto e sensibile alle richieste formative che vengono dall’esterno, non solo dal territorio circostante, ma anche da contesti diversi e ancora lontani. Con questo sguardo rivolto al futuro abbiamo puntato a settori in espansione e ancora poco frequentati a livello formativo come la green economy che si è arricchita, corrispondendo anche alle richieste dei laureati triennali, a partire dallo scorso anno di un percorso specialistico in Economia, Management e Sostenibilità. A una prospettiva differente, ma altrettanto pragmatica, guarda il nuovo Corso di Laurea Magistrale in Scienze dello Spettacolo e dei Media, programmato con l’idea di favorire esperienze ‘on the job’ sin dal primo anno. E infine la grande scommessa di riprogettazione del Corso di Studi a ciclo unico in Giurisprudenza. Ripensato con la volontà di rafforzare, all’interno di un’antica tradizione che affonda le sue radici in una solita tradizione di studi giuridici territoriali, il rapporto con le professioni. L’intento è quello di formare un giurista non solo in grado di interpretare il diritto vigente, ma di risolvere problematiche concrete, avvalendosi delle tecnologie informatiche e telematiche, ma anche e maggiormente dell’antica arte retorica orale e scritta. In questo senso, la novità più rilevante è l’indirizzo per il concorso in Magistratura che dà inizio, a partire dal IV anno, alla preparazione per quel concorso. A questo nuovo percorso potranno accedere per quest’anno, mediante concorso correlato ai voti e ai crediti, anche 30 studenti provenienti da altri Atenei italiani. Una modifica che punta ancora una volta a dare risposte formative efficaci alle richieste che vengono dal mondo delle professioni”. 
Tre aggettivi per descrivere lo studente che, per lei, ha le potenzialità per sbocciare e diventare un fiore all’occhiello dell’Ateneo.
“Direi sempre al primo posto l’essere curiosi e poi determinati nell’individuare gli obiettivi della propria formazione e nel portarli a termine con sicura fermezza. Infine, la terza qualità vincente credo possa ritenersi il multitasking: possedere quell’intelligenza duttile e fattiva che consente di impegnarsi con profitto su più fronti”.
Si riparte. Il suo in bocca al lupo per la comunità accademica…
“Ce la stiamo facendo!!!”.
 
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