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L'iniziativa rientra nell'ambito della ricerca 'Green ways: percorsi di conoscenza e reti ecosostenibili'

Studenti e dottorandi italiani e tedeschi progettano percorsi ciclopedonali per il borgo cilentano di Piaggine

 News pubblicata il 28/12/2021
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Piaggine è un piccolo comune dell’alto Cilento, situato nel cuore della provincia di Salerno, che conta appena 1200 abitanti. Nel 1900 la popolazione arrivava a 4mila anime, ma da allora il paese è soggetto a un lento e costante spopolamento che oggi ne mette in pericolo la sopravvivenza. Sono molti i paesi in Italia che combattono per non rimanere disabitati e molte sono le misure cautelative, non ultime le famose ‘case a un euro’ per favorire la ripopolazione. Borghi che affondano le loro radici in un tempo ormai perso e che trasudano storia e arte, ai quali potrebbe venire a mancare una seconda occasione e che quindi potrebbero essere destinati ad assistere inermi al proprio tramonto. Piaggine è molto lontano da questo scenario obliante e forse, grazie alla perseveranza e alla caparbietà del suo primo cittadino, potrà essere testimone di una nuova fioritura. Magari anche grazie a una brigata di quindici studenti (sette italiani e otto tedeschi) che ha varcato, il 16 novembre, i confini del piccolo borgo per tentare di trovare una soluzione all’impoverimento turistico e abitativo che lo affligge. Alla sua testa le prof.sse Antonella Violano ed Elena Manzo, docenti, rispettivamente, di  Tecnologia dell’Architettura e Storia dell’Architettura, e Karin Lehmann, dell’Università tedesca di Bochum. “Il sopralluogo a Piaggine rientra nell’ambito del Progetto di Ricerca DAAD (Servizio Tedesco per lo scambio accademico) ‘Green ways: percorsi di conoscenza e reti ecosostenibili tra luoghi di valore culturale e ambientale’, vinto dalla prof.ssa Manzo”, spiega la prof.ssa Violano. L’obiettivo del gruppo è progettare percorsi ciclopedonali (le cosiddette green ways) che colleghino Piaggine ai principali luoghi di interesse e comuni limitrofi come Capaccio-Paestum, e individuare gli indici di fattibilità. “Il Servizio tedesco per lo Scambio Accademico (DAAD) – riprende la docente – favorisce la compenetrazione di conoscenze tra laureati e dottorandi di paesi diversi che appartengono allo stesso ambito disciplinare. Così, mentre i nostri studenti si sono recati in Germania dove il gruppo di ricerca aveva optato per la valorizzazione di un’area della regione della Ruhr, gli studenti dell’Università di Bochum ci hanno seguiti a Piaggine”. La scelta del comune di Piaggine non è casuale. Prima del lockdown, infatti, il Dipartimento di Architettura e Disegno industriale della Vanvitelli e il piccolo borgo cilentano avevano stretto un accordo, in collaborazione con l’industria biotecnologica napoletana Service Biotech, per lo sfruttamento degli scarti della filiera silvo-forestale del comune per la produzione di una speciale bio-mattonella, fatta di materiale organico. Responsabile scientifica del progetto era stata la prof.ssa Violano che, nell’occasione, era venuta a conoscenza del problema che affliggeva il Sindaco di Piaggine, Guglielmo Vairo. Così, parlandone con la prof.ssa Manzo, si era giunti alla conclusione che gli interventi di ‘sustainable mobility’ dovevano essere rivolti proprio al piccolo comune del Parco nazionale del Cilento. Ed ecco che torniamo al 16 novembre. “È stato un bel momento di scambio di idee – racconta Marica Merola, dottoranda con un assegno di ricerca sulla rivitalizzazione degli spazi costruiti e prima laureata nell’ambito del doppio titolo tra la Vanvitelli e l’Università turca di Okan – a Bochum abbiamo progettato la realizzazione di segnaletica stradale sulle piste ciclabili allo scopo di preservare la fauna locale, affinché gli animali non vengano investiti da turisti e abitanti. A Piaggine, invece, abbiamo cercato di capire in che modo realizzare una rete di mobilità lenta tra i comuni, raccogliendo materiale fotografico e topografico e sottoponendolo a un attento studio”. “L’esperienza tedesca è stata molto interessante – sostiene Maurizio Perticarini, dottorando nell’ambito della rappresentazione architettonica e della salvaguardia del patrimonio storico-culturale – Abbiamo prima visitato diversi siti. Il patrimonio architettonico tedesco risale in gran parte al periodo industriale e numerose industrie dismesse sono state riqualificate e destinate ad altro uso. Siamo anche stati lungo il fiume Ruhr, un tempo sfruttato per il trasporto del carbone tramite chiatte e lungo il cui corso si trovano oggi delle green ways. È stata un’esperienza anche molto istruttiva in termini di attualità, perché questo progetto pone il focus su molte criticità dei nostri tempi, nondimeno la sostenibilità ambientale”. Per Roxana Aenoai, laureanda del Corso di Laurea Magistrale in Architettura, Progettazione degli Interni e per l’Autonomia, l’aspetto più interessante è stato “lo scambio culturale dovuto alla collaborazione con i colleghi tedeschi. Abbiamo messo a confronto il sistema tedesco con quello italiano e ne abbiamo tratto molti spunti interessanti”. Ma la domanda sorge spontanea: possono le green ways risolvere il problema di Piaggine? Secondo Roxana no, o quantomeno non da sole: “le green ways sono un caposaldo della mobilità lenta e sostenibile e possono essere una grande attrattiva turistica, ma solo se si accompagnano ad altri interventi infrastrutturali e a servizi. Piaggine è un borgo grazioso, ma pur sempre un paese tra le montagne che deve competere con le città dei servizi. Inoltre la volontà potrebbe non bastare, perché servono anche investimenti. Se però ci sono i presupposti, e naturalmente crediamo che ci siano, una rete di mobilità lenta può essere un grande alleato per la ripresa del paese. Ma per adesso siamo alla fase di progettazione”. Non resta che attendere e magari, nel tempo libero, abbandonarsi a una lieta passeggiata in questa perla del Cilento. 
 
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