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Tempo di esami

Studiare ad Ingegneria: "un continuo test di sopravvivenza"

 News pubblicata il 07/02/2020
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Gli esami non finiscono mai. Tra ripassi all’ultimo minuto, esercitazioni non riuscite per un più o un meno di troppo e qualche preghiera, ne sono pienamente convinti gli studenti di Ingegneria che si muovono tra le sedi di via Claudio e Piazzale Tecchio. 
Lunedì 27 gennaio, il più felice sembra essere Marco Denis, terzo anno di Ingegneria Elettrica, che ha appena superato, a pieni voti, un esame che per lui si configurava fondamentale: “Materiali e tecnologie elettriche perché toccava quello che sarà l’argomento della mia tesi. Il mio esame, sostenuto proprio con il docente che sarà il mio relatore, si è incentrato sullo studio delle tecnologie dei nuovi materiali elettrici che saranno in produzione a partire dal prossimo decennio”. Marco è ottimista e ha molta fiducia in sé: “gli unici esami in cui non ho dato proprio il massimo sono stati quelli incentrati su Meccanica razionale, Meccanica applicata alle macchine e Macchine perché non erano argomenti che rientravano nei miei interessi”. È un po’ più a suo agio negli esami scritti “perché ho bisogno di tempo per ragionare e infatti lavoro di riassunti che mi servono solo per fissare i concetti principali perché poi si ripete tutto dal libro. Anzi, il mio approccio alle discipline si basa non solo sui programmi di studio proposti dai docenti, ma anche su materiali passatimi da colleghi più grandi o già laureati”.
Trenta ad Analisi I: la strategia vincente
Pagine e pagine piene di calcoli e correzioni, Irene Gargiulo e Rosa Castaldo, matricole di Ingegneria Gestionale, alzano appena gli occhi dai quaderni. “Quando ho scelto Ingegneria la prima cosa che mi hanno detto è che avrei sudato per Analisi I. E invece il primo esame della mia carriera l’ho passato al primo colpo con 30”, esulta Irene. Studio di funzioni, serie, limiti, dominio e integrali gli argomenti: “Si tratta di argomenti che avevamo già studiato alle superiori. Sicuramente all’università l’asticella della complessità di alza. Però aver tenuto il passo con le lezioni, studiato di volta in volta, chiarito ogni dubbio sul nascere e sostenuto le due prove intercorso è stata la strategia vincente. Sono molto soddisfatta del mio ingresso all’università. Mi avevano detto che avrei rimpianto la scuola ma smentisco anche questa affermazione”. “Beata te – alza gli occhi al cielo Rosa – Ho provato anche io l’appello dell’8 gennaio e sono stata bocciata. Ero preparata, così credevo, ma il livello di difficoltà è stato più alto di quanto mi aspettassi. Dovrò scegliere esercizi più complessi nel momento in cui deciderò di tentarlo nuovamente”. Al momento, però...
 
L'articolo continua sul nuovo numero di Ateneapoli in edicola dal 7 febbraio (n. 2/2020)
o in versione digitale all'indirizzo: http://www.ateneapoli.it/archivio-giornale/ateneapoli
 



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