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Intervista al prof. Maurizio Riotto, medaglia d'oro al merito culturale ("i miei testi si usano da Taiwan agli Stati Uniti"), docente di Coreano, lingua in crescita a L'Orientale con 150 nuovi iscritti l'anno

Una nuova 'Korean wave'?

 News pubblicata il 03/05/2017
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L’Orientale, prima Università in Italia e una delle prime in Europa ad aprire un corso di coreano. Dal 1990 è il prof. Maurizio Riotto a insegnare la lingua, la storia e la letteratura della Corea. Dietro di sé un passato da classicista con una Laurea in Lettere, seguita da una Specializzazione in Archeologia Orientale, dulcis in fundo coronata dagli studi linguistici. Ha vissuto a lungo in Estremo Oriente, mentre oggi si divide tra Napoli e Palermo, città quest’ultima dove vive. Ad oggi è tra i pochi studiosi in Italia ad aver tradotto numerose opere di scrittori coreani classici e contemporanei, spalancando le porte di una realtà culturale da noi distante diecimila chilometri. Oltre 150 le sue pubblicazioni scientifiche e didattiche che gravitano intorno al Paese del calmo mattino, alcuni di questi libri – dalla Storia della letteratura a quella della Corea – tra l’altro sono stati i primi nel loro genere apparsi nel mondo occidentale. Nel 2011 il docente, per l’eccelso contributo fornito, attraverso la ricerca e l’insegnamento, alla diffusione degli studi coreani, ha ricevuto con decreto del Presidente della Repubblica di Corea la Medaglia d’Onore al Merito Culturale. E oggi con estrema umiltà qui si racconta, spogliandosi dalle vesti e dai meriti di professore, del resto – come lui stesso afferma – “un docente non è altro che uno studente più vecchio”.
Come è nata la sua passione? C’è stata un’illuminazione sulla via dell’Oriente che l’ha spinta ad approfondire una cultura così lontana dalla nostra?
“Ho fatto il liceo classico negli anni ‘70, in piena disillusione post-sessantottista. C’era molta voglia di ‘scappare’, ma nello stesso tempo ‘cercare’, dando alla fuga una dimensione spirituale, realizzativa e totalizzante. Confondersi col mondo e annullarsi in esso per unirsi all’anima universale era un desiderio latente in molti adolescenti. In più, lo studio della classicità, che geograficamente s’interrompeva al limite delle conquiste di Alessandro e ai confini dell’India, mi appariva come...
 
L'articolo continua sul nuovo numero di Ateneapoli in edicola dal 5 maggio (n.7/2017)
o in versione digitale all'indirizzo: http://www.ateneapoli.it/archivio-giornale/ateneapoli
 



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