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Vittorio: l'esperienza Erasmus olandese in piena pandemia

 News pubblicata il 29/03/2021
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“Attendo di vivere l’esperienza Erasmus con grande entusiasmo, andare a studiare all’estero la consideravo una tappa fondamentale per la mia formazione. All’inizio, quando a causa della pandemia sono dovuto rientrare, ho provato tanta rabbia. Poi, mi sono abituato all’idea che di questo viaggio avrei dovuto dimenticare i rapporti sociali”, racconta Vittorio Cama, studente al quinto anno di Giurisprudenza. Partito a febbraio 2020 per l’Università di Leiden in Olanda, lo studente era carico di belle speranze. “Ho scelto questo Ateneo perché è rinomato per il Diritto Internazionale e l’interesse per il campo dei diritti umani. Avevo seguito a Napoli un insegnamento a scelta in lingua inglese, l’approccio pratico sperimentato in aula mi è tornato utile una volta iniziato il percorso in Olanda. Insomma, le cose all’inizio procedevano per il meglio”. L’intento era quello di migliorare l’inglese giuridico, soprattutto per quel che concerne la scrittura. “Vivevo in uno studentato all’interno del campus. All’inizio frequentavo i corsi normalmente, nella città dell’Aja, sede dell’Università, stupenda con una biblioteca molto ampia, spazi esterni e ambienti dinamici, non c’è stato un vero e proprio lockdown”. Con il passare delle settimane, le restrizioni sono diventate sempre più pressanti. “Fino a quando l’Università non ha deciso di chiudere al pubblico e ha dato vita ai corsi on-line. A noi studenti Erasmus ci è stata data la possibilità di completare il percorso a casa, per essere più sicuri. A quel punto ho deciso di rientrare a Napoli e sostenere gli esami restanti in modalità remota”. Lo studio per fortuna non si è rivelato del tutto passivo: “I docenti tenevano lezione in diretta e si potevano porre domande, abbiamo svolto esercizi pratici con approcci interessanti. Cosa importante: ho scritto molti saggi in inglese giuridico, prima dell’esperienza non avevo idea di come si facesse”. Gli esami, come da consuetudine per le università straniere, sono stati tutti scritti, “con la consegna di un elaborato o con la risposta a domande mirate”. Conclusi gli esami, Vittorio spera però di ritornare a Leiden che ha vissuto “solo a metà”. Tra luglio e ottobre ha in programma la laurea: “Mi mancano tre esami e devo rifinire la tesi in Diritto Internazionale con la cattedra del prof. Fulvio Maria Palombino. Dopo la laurea, spero di poter seguire un Master presso l’Università di Leiden dove la qualità della vita studentesca è davvero ottima”. Come bagaglio personale: “Mi porto dietro l’esperienza formativa, al di là della frustrazione iniziale ho acquisito quanto fin dall’inizio mi ero prefissato”.
 
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